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Iniziata il 13 settembre 2022
Chi lo conosce assicura che “mai, mai come in questi giorni Matteo è stato così fuori di sé“. E per fuori di sé non si intende tanto una rabbia incontrollata, quanto un tarlo costante, che come una goccia cinese scava e scava senza sosta nelle ormai residue sicurezze del Capitano Salvini, abbandonato dal suo popolo e presto anche dallo stato maggiore del suo partito.
Qualcuno potrebbe dire che a queste favole non crede più nessuno. Che tante volte i governatori della Lega hanno avuto il pallone da spingere in rete a porta vuota ed hanno esitato. Ma l’apocalisse che incombe sul Carroccio, secondo tutti i sondaggi (anche quelli riservati), l’ecatombe di consensi che si manifesterà tra le mura amiche, al Nord Italia, rischiano realmente di rappresentare l’ultimo atto del Salvini segretario. È per questo che nella composizione delle liste Matteo “non ha guardato in faccia a nessuno“, circondandosi di fedelissimi a scapito di tanti storici luogotenenti della Lega, nella speranza di riuscire a difendersi in Parlamento dalla richiesta di un Congresso che “arriverà un minuto dopo il flop elettorale“.
Sì, perché per quanto il Capitano vada ripetendo che “da sempre i sondaggi penalizzano la Lega rispetto ai voti veri“, ormai nessuno si illude di riuscire a raggiungere quota 15% a livello nazionale. “Sarà un miracolo se riusciremo a toccare il 10%“, mastica amaro un senatore leghista uscente a colloquio con questo Blog. Ma è proprio lui a svelare le ultime sull’umore (nero) salviniano. Racconta che molto abbia a che fare con quanto accaduto a Meloni a Piazza Duomo. E non è finita qui…
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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