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Iniziata il 26 settembre 2022
Hanno ascoltato pazientemente Matteo Salvini, pronti a verificare l’esistenza di un segnale d’apertura da parte di quello che, a tutt’oggi, è anche il loro segretario. Ma certo non avrebbero pensato che sarebbero serviti 50 minuti abbondanti per sentire pronunciare al Capitano la prima vera chiara assunzione di responsabilità per il flop elettorale della Lega.
Non che i governatori di regione del Carroccio nutrissero particolari speranze sulla capacità di autocritica del leader. Nessuno di loro, per intenderci, si era fatto illusioni sulla possibilità che Salvini, precipitato in pochi anni dal 34% al 9%, si presentasse in conferenza stampa annunciando un passo indietro. Ma che ne facesse quanto meno uno di lato, questo sì, lo speravano sinceramente.
Lo avesse fatto, almeno, avrebbe risparmiato loro di compiere il lavoro “sporco”. Quello che ha preso il via, anche un po’ a sorpresa, già da questo pomeriggio.
Chi conosce il registro comunicativo del Capitano non ha faticato a cogliere la tattica di Salvini in conferenza stampa. Ha rilanciato, usato toni aggressivi nei confronti dei dirigenti, chiesto rispetto nei confronti dei militanti del Carroccio, recriminato rispetto alla decisione – subita – di entrare nel governo Draghi.
Uno sfogo ad alta voce, che ha finito per spiazzare i presidenti di regione, portandoli alla decisione di opporre una contromossa, andata in scena con la richiesta di un immediato confronto di persona con il leader. “Due ore di lavoro per pianificare il futuro“, provano a sintetizzare fonti della Lega, fin troppo impegnare a parlare di “unità di intenti“. Eppure a questo Blog risulta qualcosa di molto diverso…
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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