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Iniziata il 20 ottobre 2022
Alla vigilia del suo ultimo Consiglio Europeo da premier italiano, Mario Draghi era certo che il suo non sarebbe stato un commiato da ultimo giorno di scuola. Saluti e baci, inviti a non perdersi di vista, “e mi raccomando se passi dalle mie parti fammi sapere“. Sì, può essere che qualcosa di simile in effetti sia accaduto, nei corridoi brussellesi. Ma i primi ministri europei che si alzano dalla tavola rotonda dopo il primo giorno di summit sono come stravolti dalla strigliata del premier italiano. In scadenza di mandato, ma non per questo disponibile ad accettare passivamente la proverbiale inazione del Consiglio.
Draghi attacca a muso duro, rifilando bordate senza precedenti in particolare alla Germania, in quello che fonti europee definiscono “un intervento che verrà ricordato“.
Chi ha avuto la fortuna di osservare da vicino Mario Draghi parla di un premier “mai visto così“. Ed è proprio il verbo “vedere”, coniugato però al futuro, uno di quelli chiave del discorso del presidente del Consiglio. Quando l’inquilino di Palazzo Chigi prende la parola è subito chiaro ai presenti che il suo obiettivo è Olaf Scholz.
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