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Iniziata il 08 novembre 2022
Se l’incertezza è il fattore dominante dell’anno, allora le Midterms non potevano fare eccezione. La politica Usa si ferma per guardarsi allo specchio, per scattare una fotografia al giro di boa della grande corsa che condurrà tra due anni (ebbene sì, solo 2) alle elezioni presidenziali.
Cosa c’è in palio? La risposta corretta è la seguente: il rinnovo di 435 deputati alla Camera e di 35 seggi al Senato. E poi 36 poltrone da governatore dello Stato, per non parlare delle centinaia di referendum statali e delle migliaia di cittadine chiamate ad indicare il proprio “mayor“. Poi però c’è dell’altro. C’è la risposta politica. Quella per cui Joe Biden corre il rischio di trasformarsi nella cosidetta “anatra zoppa”, nell’inquilino della Casa Bianca che non controlla le camere (una o due?) ed è vittima dei veti del partito rivale, che prova a logorarlo fino alle prossime presidenziali.
La storia dice che il presidente soffre, soffre sempre appuntamenti del genere. E qui si dipanano le più diverse teorie. C’è la voglia dell’elettorato di punire il suo partito per una vita che non è quasi mai come da promesse. C’è il ciclo economico da considerare. Ma qualcuno chiama in causa anche il cosiddetto “thermostatic model“, l’idea che l’elettorato agisca come un termostato: l’agenda Biden è troppo liberal? Ok, spingiamo un po’ i Repubblicani. E viceversa.
Ma cosa può succedere questa notte? Alt. Stanotte inizia lo spoglio: se ricordate com’è finita nel 2020 fra Biden e Trump non sarà una sorpresa scoprire che non avremo subito tutti i risultati. E allora? Allora le basi. È opinione diffusa che la Camera dei rappresentanti sia da considerarsi persa per i Democrats. Diverso il discorso per il Senato, dove i seggi in palio sono 35, di cui 21 appartenenti ai Repubblicani e 14 ai Democratici. Traduzione: il partito di Biden ha meno feudi da difendere, meno da perdere.
Il New York Times racchiude ciò che potrebbe accadere in quattro grandi scenari.
Il contesto è quello di un’America in cui la maggiore preoccupazione è quella per l’inflazione, perché alla fine la minaccia alla democrazia, l’assalto al diritto all’aborto, ovviamente contano ma il tema prioritario per le famiglie è quello che ha consentito ad uno sconosciuto governatore dell’Arkansas di issarsi fino alla Casa Bianca: “It’s the economy, stupid“.
Trump spera di utilizzare la vittoria alle Midterms come trampolino di lancio per l’annuncio di una ricandidatura che sembra ormai questione di “quando” non più di “se”. Pochi giorni fa ha rinverdito la falsa retorica del rischio brogli. Ha chiesto ai suoi di “vincere a valanga per impedire che ci rubino la vittoria“. Per poi aggiungere: “Ci riprenderemo l’America e la nostra bellissima Casa Bianca“.
Riflettori puntati sulla Pennsylvania, nuovo swing-state per eccellenza, dove l’atipico vice-governatore democratico dello Stato, John Fetterman, colpito da ictus durante la campagna, sfida il l’ex dottore tv Mehmet Oz (ma Oprah che lo ha reso famoso nel suo show si è espressa contro il repubblicano).
E sul Nevada. Se la Pennsylvania tiene, i Repubblicani devono vincere Nevada e Georgia per assicurarsi il controllo del Senato. Se crolla la Pennsylvania basta il Nevada. Ma attenzione: senza il Nevada le chance di un Senato a controllo Gop crollano all’11%, con il Nevada salgono al 56%. Numeri, previsioni, voti. Prossima fermata, Midterm.
Il Washington Post ha analizzato tre scenari per comprendere quali potrebbero le conseguenze del voto.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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