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Iniziata il 30 novembre 2022
Ufficialmente risulta ancora calendarizzata per oggi alle 14, ma l’ipotesi di un rinvio della riunione chiamata ad eleggere presidente, vicepresidente e segretario del Copasir si fa di ora in ora più concreta. Assegnata per legge all’opposizione (sì, ma a quale?), la presidenza dell’organismo chiamato a verificare le attività dell’apparato di intelligence è oggetto di una trattativa serrata che, a stamattina, vede le seguenti parti in causa: Pd e M5s da un lato, centrodestra dall’altro, e Terzo Polo apparentemente tagliato fuori dai giochi ma “in agguato“.
Nelle scorse settimane, secondo quanto appreso da questo Blog, era stato Giuseppe Conte in persona a porre il veto sull’ipotesi che la presidenza del Copasir venisse assegnata al nominativo dem più accreditato per curriculum: l’ex ministro della Difesa, già presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Lorenzo Guerini.
“Troppo atlantista“, il giudizio che secondo ambienti pentastellati l’avvocato aveva associato alla figura – lo ricordiamo – di un ex esponente del suo secondo governo. Il Partito Democratico ha però tenuto il punto, complice l’apprezzamento da parte del centrodestra nei confronti del lodigiano e la prevista disponibilità del Terzo Polo ad appoggiarne la nomina. Il Movimento 5 Stelle ha così preso atto della situazione, dicendosi pronto a sua volta a votare Guerini (pare che Conte lo preferisca comunque ad Enrico Borghi, l’altro “candidato” dem in lizza), ma all’interno di una “logica di pacchetto“. I pentastellati, infatti, voterebbero sì Guerini, ma in cambio della presidenza dell’altra commissione destinata all’opposizione: la Vigilanza Rai. Ed è qui che sorgono i problemi.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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