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Iniziata il 19 dicembre 2022
Difficile stabilire quale fra le diverse bombe giornalistiche sganciate dall’inchiesta del New York Times sulla catastrofe russa nella guerra in Ucraina sia la più clamorosa. Sapevamo di soldati russi inviati al fronte privi di addestramento ed equipaggiamento adeguati. Non potevamo immaginare che utilizzassero mappe degli anni Sessanta, che i medici di brigata potessero essere ex baristi senza alcuna formazione medica. Né che la follia dell’esaltazione russa, l’autoinganno prodotto da anni di menzogne per non scontentare Vladimir Putin, avesse illuso la compagnia di essere destinata a sfilare in parate trionfali per le strade di Kyiv nel giro di pochi giorni, tanto da consigliare agli ufficiali di mettere in valigia uniformi e medaglie.

Sventrata – per usare un verbo caro ad alcuni filorussi nostrani – da anni di corruzione, frammentata nella catena di comando, esposta al fuoco amico dalla competizione interna alimentata dallo stesso Putin (deciso ad applicare il teorema del “divide et impera” per gestire da un lato l’esercito, dall’altro i mercenari Wagner, dall’altro ancora il ceceno Kadyrov e le sue altre bocche di fuoco), la potenza militare russa è apparsa non preparata ad affrontare il piano di conquista dell’Ucraina. O, per dirla con le parole dei vertici, la “passeggiata nel parco” che, secondo le valutazioni di Mosca, la guerra contro Kyiv avrebbe rappresentato.

In questo senso è emblematico quanto accaduto nel novembre 2021. William Burns, capo della CIA, si presenta a Mosca e viene ricevuto in una sala conferenze a pochi passi dal Cremlino da Nikolai Patrushev, segretario del consiglio di sicurezza di Putin. È a lui che comunica la scoperta degli 007 americani sui piani russi.
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