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Iniziata il 19 dicembre 2022
Dimostrando una certa propensione per gli annunci sensazionalistici, il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato poco fa l’accordo sul tetto al prezzo del gas parlando della “vittoria dei cittadini italiani ed europei che chiedono sicurezza energetica“. Di più, “la vittoria dell’Italia che ha creduto e lavorato per raggiungere questo accordo“. Avrebbe potuto essere ben più sintetico, più preciso, comunicando che l’ultimo Consiglio Affari Energia cui ha preso parte ha di fatto ratificato l’ultima vittoria politica di Mario Draghi.
Bisogna avere la memoria corta, e in questo Paese capita, per aver dimenticato che l’accordo celebrato oggi è figlio del braccio di ferro più violento condotto dall’ex premier in seno alle istituzioni europee. Breve promemoria. È l’ultimo Consiglio Europeo da presidente del Consiglio di Mario Draghi, nelle intenzioni si pensa ad un clima da ultimo giorno di scuola. Il presidente Charles Michel ha persino fatto preparare un video di commiato nei suoi confronti, un inedito che solo il prestigio dell’italiano più apprezzato al mondo è in grado di motivare. Ma il premier ha ancora una missione da compiere e chiarisce ai presenti che non si alzerà dal tavolo fino a quando non avrà ottenuto ciò che vuole.
Nel mirino di Mario Draghi finisce Olaf Scholz. Il cancelliere tedesco è l’obiettivo dell’ex presidente del Consiglio, che scandisce: “Quando qualcuno di potente” dice no al tetto al prezzo del gas “i prezzi salgono“, eppure nemmeno questo è “sufficiente” ad ottenere una risposta adeguata alla crisi che il Vecchio Continente si trova a fronteggiare. Draghi sale ancora di tono. Accusa i colleghi di aver “finanziato la guerra di Putin” con la loro inazione, poi prefigura il cigno nero.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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