Pubblicato il Carico la pagina...
Pubblicato il Carico la pagina...

Iniziata il 27 dicembre 2022
I media italiani hanno iniziato a dedicare qualche servizio qua e là alla crisi in Kosovo. Ben svegliati. Questo Blog non è geloso dell’argomento, anzi. Però si riserva il gusto di un rilancio. Dunque, non solo racconto, ma anche analisi. Cosa dobbiamo aspettarci?
Prima delle previsioni, un breve riepilogo per chi si trovasse a maneggiare l’argomento per la prima volta. Da ormai 18 giorni nel Nord del Kosovo la libertà di movimento è compromessa dalle barricate erette dalla popolazione serba. A scatenare la rabbia dei locali è stato in particolare l’arresto di Dejan Pantic (etnia serba), ex agente della polizia kosovara accusato dalle autorità di Pristina di attività terroristiche, assalto agli uffici elettorali e attacchi a funzionari di polizia. Come spesso accade nei Balcani, questa è solo la punta dell’iceberg. Già in estate si sono raggiunti livelli di tensione altissimi per la cosiddetta “guerra delle targhe“. Il Kosovo ha minacciato di multare (prima) ed impedire la circolazione (poi) ai cittadini che non avessero proceduto alla reimmatricolazione dei veicoli con targa serba. A mettere una pezza sulla questione (immaginate cosa sarebbe accaduto se la polizia kosovara avesse impedito a migliaia di serbi di prendere la propria macchina per andare a lavoro) sono stati lo scorso mese gli americani, con una prorompente azione diplomatica, tesa a chiarire tanto a Pristina quanto a Belgrado che in questa fase hanno altro di cui occuparsi: si legga alla voce “Ucraina“. Sembrava dunque che la situazione si fosse calmata, ma la Storia nei Balcani non dorme mai.
Una delle risposte (indirette) di Belgrado al braccio di ferro con Pristina si era tradotta nelle dimissioni di tutti i rappresentanti di etnia serba dalle istituzioni del Kosovo. Altro (blando) sforzo di immaginazione: cosa sarebbe accaduto il 18 dicembre se nei 4 comuni a a maggioranza serba si fosse andato a votare nella consapevolezza che il più grande partito locale, Lista Serba, avrebbe boicottato il voto? Anche in questo caso è stata messa una pezza su spinta decisiva degli USA: elezioni rinviate. Tutto finito? No. L’arresto di Pantic e di altri due agenti serbi ha esasperato una tensione già latente, che ha portato la popolazione serba ad attuare blocchi stradali e ad innalzare barricate. La notizia delle ultime ore è che il presidente serbo Vucic ha ordinato che le forze armate di Belgrado siano al più alto livello di prontezza al combattimento, ovvero quello che fa da preludio al loro impiego. Ora la domanda è la seguente: cosa dobbiamo aspettarci? La KFOR guidata dal comandante italiano Ristuccia sta esercitando tutta la sua capacità di “moral suasion” per cercare di risolvere la questione delle barricate senza scontri e, peggio ancora, spargimenti di sangue. La sensazione diffusa è che il tempo stia scadendo. Lo si intuisce dalle decisioni prese a Belgrado, dalle dichiarazioni di Pristina, dal racconto improntato ad una drammatizzazione degli eventi da parte dei media serbi. Anche il premier Kurti in un’intervista esclusiva ad un giornale bosniaco ha chiarito oggi che “se la KFOR non rimuove le barricate nel Nord lo faremo noi“, e che questa situazione “non può durare mesi. Non può durare settimane. Può durare solo giorni“.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Retroscena, approfondimenti, dirette degli eventi che cambiano il mondo. Sali a bordo, naviga i mari in tempesta della politica internazionale.
IscrivitiQuesta diretta è terminata.
A breve il primo aggiornamento.