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Iniziata il 10 gennaio 2023
A più di un anno dal ritiro delle truppe occidentali, l’Afghanistan è un luogo in cui domina il terrore. Il regime talebano ha riportato indietro le lancette della Storia. A farne le spese le minoranze etniche, i giovani, ma soprattutto le donne. Di pochi giorni fa la notizia che alle ragazze afghane è stato vietato di studiare all’università. In alcune zone del Paese, le donne sono state costrette a chiudere i loro negozi con la motivazione di aver indossato in maniera inadeguata il velo (vi ricorda qualcosa?). Le donne non possono essere curate da medici maschi, non possono camminare per strada senza essere “scortate” dagli uomini, gli è fatto divieto persino di recarsi in un parco pubblico. A lottare contro gli oppressori, sono rimasti pochi coraggiosi. Sono gli uomini e le donne che si riconoscono in Ahmad Massoud.

Suo padre, Ahmad ‘Shah’ Massoud, si è meritato sul campo l’appellativo di “Leone del Panjshir“: dalla sua terra ha scacciato prima i Sovietici, poi i Talebani. Era l’incubo di Osama bin Laden, che non a caso pensò bene di eliminarlo con l’inganno due giorni prima di buttare giù le Torri Gemelle, sapendo che l’America – rispondendo a quell’attacco – avrebbe trovato in Massoud, in Afghanistan, un formidabile alleato.
Ora tocca al figlio portare avanti la battaglia del padre, rispondere alle speranze di un popolo che riconosce nella sua voce e nei suoi lineamenti il Dna del condottiero, che intravede nel suo cammino il destino di un nuovo giovane Leone.

Per comprendere quale sia oggi la situazione in Afghanistan, quella sul campo di battaglia, quali siano le ambizioni della resistenza, ho contattato il “ministro degli Esteri” di Ahmad Massoud. Lui è Ali Maisam Nazary, Responsabile delle relazioni con l’estero del Fronte di Resistenza Nazionale dell’Afghanistan (NRF). Ad intervistarlo, nei mesi scorsi, sono state testate prestigiose come il Washington Post, la CNN e Foreign Affairs.

D. Ali, i Talebani non sono cambiati: quali sono oggi le condizioni di vita nel Paese? Il regime del terrore è tornato?
A. Purtroppo la situazione nel Paese è tetra per la popolazione, soprattutto per le donne. I Talebani sono un gruppo terroristico che ha sequestrato un intero Paese con la sua gente. Questo gruppo non è al potere per servire il popolo, ma per sfruttare il più possibile il Paese per i suoi interessi e per quelli dei suoi finanziatori stranieri. In questo momento l’Afghanistan è privo di un governo, di legge e ordine, di integrità territoriale. È fondamentalmente in uno stato di anarchia. Le donne sono state cancellate dalla vita pubblica, i giovani stanno perdendo la speranza e i loro sogni sono stati infranti. Per non parlare del fatto che a migliaia di terroristi e criminali stranieri è stato permesso di entrare in Afghanistan per perseguire il loro jihadismo regionale e globale.
D. Lei rappresenta all’estero il Fronte di Resistenza Nazionale guidato da Ahmad Massoud, il giovane figlio del Leone del Panjshir. Attualmente questo movimento è la sola credibile opposizione al regime talebano: qual è il suo obiettivo?
A. La visione del Fronte Nazionale di Resistenza dell’Afghanistan è quella di stabilire una repubblica democratica pluralista in Afghanistan, dove tutti i cittadini, a prescindere dalla loro etnia, religione e genere, avranno pari diritti. Stiamo combattendo per la libertà e la dignità del nostro popolo e siamo determinati a continuare questa lotta fino alla vittoria.
D. Qual è la situazione militare del NRF oggi, mentre parliamo? Si combatte ancora in Afghanistan? Quali territori sono sotto il vostro controllo?
A. La situazione è a nostro favore. L’anno scorso l’NRF ha avuto una stagione di combattimenti di successo (in Afghanistan, tradizionalmente, si combatte da aprile fino a ottobre: è il momento in cui la neve libera i passi di montagna, consentendo di ripristinare i collegamenti per il rifornimento di munizioni e il movimento di uomini, ndB). Siamo stati in grado di espanderci in 12 province. Un anno fa, di questi tempi, eravamo in “modalità sopravvivenza” e dovevamo affrontare molte difficoltà. Eravamo soltanto nella provincia del Panjshir e nella valle dell’Andarab e non sapevamo se saremmo sopravvissuti al rigido inverno delle montagne dell’Hindu Kush. Eppure, non solo siamo riusciti a sopravvivere, ma ci siamo espansi e abbiamo sfidato con successo i Talebani.
D. Cosa vi attende, Ali? Quali sono i territori contesi, quelli decisivi per segnare una svolta contro il regime?
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