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Iniziata il 11 gennaio 2023
Anno 2026. Cosa accadrebbe se la Cina tentasse un’invasione anfibia di Taiwan? Da questa domanda muove il report di 165 pagine del Center for Strategic and International Studies, think tank americano tra i più prestigiosi e tenuti in considerazione in quel di Washington.
Nel convincimento che la temuta “trappola di Tucidide” tra Stati Uniti e Cina potrebbe infine scattare, che la dottrina di “ambiguità strategica” dell’America (difenderà o no l’isola di Taiwan?) ad un certo punto della Storia potrebbe non bastare ad evitare una guerra convenzionale tra due potenze nucleari, gli esperti statunitensi hanno sviluppato un apposito gioco di guerra, effettuando 24 simulazioni, inserendo di volta in volta variabili diverse, in grado di influire sullo svolgimento (e sull’esito) delle ostilità.

Un’invasione cinese di Taiwan inizierebbe sempre allo stesso modo: con un bombardamento che distrugge la maggior parte della marina e dell’aviazione di Taiwan in poche ore. Nelle prime fasi del conflitto decine di migliaia di soldati cinesi attraverserebbero lo stretto a bordo di mezzi anfibi e navi civili, seguite dalle truppe aviotrasportate.
L’esito della guerra si deciderebbe probabilmente ai suoi albori. Ma una vittoria della Cina sarebbe improbabile al verificarsi di quattro condizioni:
Fatte le dovute premesse, i risultati delle simulazioni sono stati raggruppati dagli esperti in cinque scenari: basico, ottimistico, pessimistico, resistenza solitaria e Ragnarok. Come per ogni guerra, prima di combatterla bisogna avere chiaro in testa “dov’è la vittoria”, per citare l’inno di Mameli. In questo caso sta nel preservare l’autonomia di Taiwan, nell’impedirne la conquista della Cina.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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