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Iniziata il 19 gennaio 2023
“So cosa richiede questo lavoro e so che non ho più abbastanza energie per rendergli giustizia. È così semplice“.
Delle parole utilizzate da Jacinda Ardern per annunciare le sue dimissioni da premier della Nuova Zelanda, queste sono quelle che non dimenticheremo. Perché segnalano il logorio psicofisico cui è sottoposto chi ricopre ruoli di responsabilità. E allo stesso tempo sottolineano la caratura della persona che le ha pronunciate, la sua onestà intellettuale. I maliziosi diranno che la stella della Ardern, luminosissima per anni in giro per il mondo, aveva già iniziato ad offuscarsi in patria. Un dettagliato articolo del New York Times ha approfondito poco tempo fa la questione, attribuendo all’aumento dei prezzi e alla difficoltà di realizzare il cambiamento “trasformativo” promesso sui problemi sistemici della Nuova Zelanda il brusco calo nei sondaggi registrato negli ultimi mesi.
Ma gli umori altalenanti dell’opinione pubblica non possono cancellare quanto di buono fatto da Ardern in questi anni. Il suo tratto distintivo è stato il coraggio. Il coraggio di rispondere alla strage di Christchurch, il più grande omicidio di massa della storia neozelandese, indossando il velo; così allontanando la tentazione di rifugiarsi nell’islamofobia per scaricare su una sola comunità, quella musulmana, rabbia e paure di un popolo intero.
Il coraggio di applicare un giro di vite sulla vendita di armi, vietando del tutto quelle semi-automatiche. Il coraggio di chiudere i confini alla comparsa del nuovo coronavirus, mantenendo bassi i livelli di mortalità. Il coraggio di essere la prima donna leader ad allattare al seno la propria figlia, Neve, nel palazzo delle Nazioni Unite. Il coraggio di farsi da parte, nonostante le speculazioni sul suo addio. Il coraggio, in fin dei conti, di riprendersi la propria vita.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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