Pubblicato il Carico la pagina...
Pubblicato il Carico la pagina...

Iniziata il 19 gennaio 2023
Alla vigilia del decisivo vertice nella base USA di Ramstein, in Germania, sull’asse Washington-Berlino si registra la tensione più alta dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Il cancelliere tedesco Scholz è infatti da giorni protagonista di un’ostinata resistenza rispetto alla richiesta della Casa Bianca: consegnare a Kyiv i carri armati Leopard 2, ritenuti cruciali per la difesa ucraina.
Dichiarazioni di funzionari tedeschi, citate dal Wall Street Journal nella serata di ieri, tradiscono la portata della sfida: la Germania, fanno sapere, non consentirà agli alleati di cedere i Leopard 2 di fabbricazione tedesca – su cui Berlino mantiene la licenza di esportazione – né darà via i suoi tank, a meno che gli Stati Uniti non decidano di fare lo stesso con i loro Abrams. Mossa politicamente astuta, vendibile all’opinione pubblica come logica, oltre che legittima. Ma militarmente immotivata.
Il numero 3 del Pentagono, Colin Kahl, ha infatti chiarito come l’Abrams non sia, molto semplicemente, ciò di cui l’Ucraina necessita. Colpa del lungo e complicato addestramento che i soldati di Kyiv dovrebbero sostenere, dell’impossibilità di assicurare al sistema un’adeguata manutenzione, della difficoltà nel reperire eventuali pezzi di ricambio. Problemi che verrebbero meno se la Germania acconsentisse a cedere i suoi “panzer“, largamente utilizzati da Paesi NATO ed UE, facili da maneggiare (si parla di 3-6 settimane di addestramento) dunque ideali – oltre che per capacità di sfondare le linee nemiche – anche sotto il profilo logistico.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Visualizza tutti gli aggiornamenti di questa diretta e segui in tempo reale.
IscrivitiQuesta diretta è terminata.
A breve il primo aggiornamento.