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Iniziata il 22 gennaio 2023
Pare che gli americani non l’abbiano presa bene. Il mancato via libera della Germania all’invio dei formidabili carri armati Leopard all’Ucraina ha provocato “incomprensione e malcelata rabbia” tra gli alleati NATO, riunitisi nei giorni scorsi in quel di Ramstein con l’intenzione di segnare un punto di svolta nel sostegno militare a Kyiv.
La decisione del cancelliere Scholz, stando a quanto ricostruito da uno dei più importanti quotidiani tedeschi, la Süddeutsche Zeitung, è stata accolta in particolare dal rappresentante USA, il segretario alla Difesa Lloyd Austin, con “toni particolarmente taglienti“. D’altronde il numero uno del Pentagono aveva le sue ragioni per essere deluso. Riscontrata sul punto l’ostinata resistenza di Berlino, Austin ha anticipato il proprio viaggio in Germania, incontrando a Berlino, il giorno prima del vertice, il neo-ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, ancora fresco di giuramento. Obiettivo: ottenere dalla Germania se non la concessione diretta di Leopard a Kyiv, quanto meno la rimozione del veto sull’esportazione dei carri armati ad opera degli altri Paesi possessori. Niente da fare.
Le pressioni americane e quelle degli Alleati non hanno smosso la posizione di Scholz, provocando a Washington quelle che la Süddeutsche Zeitung definisce “reazioni violente“. Secondo informazioni provenienti da ambienti governativi, Austin avrebbe steso un rapporto interno rispetto all’andamento del suoi colloqui a Berlino. Di particolare importanza sarebbe stato l’incontro con il capo della cancelleria di Olaf Scholz, Wolfgang Schmidt, da più parti considerato lo “spin doctor” del numero uno del governo teutonico. L’incontro tra i due, durato ben più del previsto, si sarebbe trasformato in uno scontro. Anzi, in una “guerra di parole“.
A far imbufalire Austin sarebbe stata in particolare la condizione, poi rinnegata dopo le rimostranze americane, posta dalla Germania per acconsentire all’esportazione dei Leopard: la contestuale concessione, da parte degli Stati Uniti, dei loro carri Abrams. Una posizione non concordata con Washington, di cui il segretario alla Difesa USA sarebbe venuto a conoscenza durante il viaggio verso Berlino. A questo punto, ad intervenire sarebbe stata direttamente la Casa Bianca.
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