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Iniziata il 23 gennaio 2023
Sembra che ad un certo punto, amareggiato e innervosito dall’esito del colloquio con i “Big Five”, il presidente serbo Vucic abbia messo sul tavolo, davanti ai membri del suo partito, perfino le proprie dimissioni. “Se qualcuno pensa ed è in grado di fare meglio“, ha scandito dinanzi ai colleghi del Partito Progressista Serbo che gli chiedevano di respingere “l’ultimatum” occidentale sulla questione del Kosovo, allora “sono pronto a farmi da parte“. E “se la popolazione rifiuta i negoziati, e se qualcuno pensa che dovremmo distruggere economicamente il Paese“, allora “lascerò la guida a chi è più intelligente di me“.
Bastano queste indiscrezioni a raccontare il clima respirato in Serbia, dove proprio in questi minuti è in corso una sessione del governo alla presenza dello stesso Vucic. È alla premier Brnabic e ai suoi ministri che il presidente sta illustrando il contenuto dei colloqui andati in scena venerdì con Stati Uniti, Unione Europea, Germania, Francia e Italia, aventi come oggetto il testo aggiornato della cosiddetta “Proposta franco-tedesca” per un accordo fra Belgrado e Pristina sulla crisi del Kosovo.
I protagonisti dell’incontro mantengono il massimo riserbo, ma un quotidiano di Belgrado, Danas, ha pubblicato sul suo sito quello che sostiene essere il documento in 10 punti proposto a Vucic. Un gioco di equilibrismo complicato, in cui l’articolo della discordia sembra essere il numero 4, quello in cui le due parti dovrebbero impegnarsi a partire dal presupposto che “nessuna delle due può rappresentare l’altra in ambito internazionale o agire per suo conto. La Serbia non si opporrà all’adesione del Kosovo ad alcuna organizzazione internazionale“.
Si scrive “qualsiasi organizzazione internazionale”, si legge “ONU“.
Vucic ha definito il giorno dell’incontro con i rappresentanti occidentali “uno dei giorni più difficili per la Serbia“. Dichiarazione ripresa e spostata in avanti nel tempo dalla premier Brnabic, secondo cui la Serbia è attesa da “giorni molto difficili“. Il ministro della Difesa serbo Vucevic ha infatti rivelato che i “Big Five” hanno illustrato a Vucic “quali sarebbero le conseguenze della mancata accettazione della proposta di accordo. Qui non ci viene offerto niente di carino e ci si aspettano decisioni difficili“. Si parla di sanzioni economiche e conseguenze politiche senza precedenti.
È per questo che in alcuni ambienti della politica serba si sta iniziando a parlare apertamente di ultimatum nei confronti di Belgrado; ultimatum cui Vucic sarebbe intenzionato ad opporre un diniego almeno su una questione. Probabilmente proprio quella al punto 4.
Se ne saprà qualcosa di più nelle prossime ore, al termine della riunione di governo ma soprattutto a partire dalle 20, quando il presidente Vucic si rivolgerà alla nazione per illustrare il contenuto della Proposta franco-tedesca e la posizione della Serbia. La premier Brnabic ha detto che “niente sarà deciso senza i nostri cittadini e il nostro popolo“. Qualcuno ne ha dedotto che anche la possibilità di un clamoroso referendum sia sul tavolo. Per comprendere quanto queste giornate siano importanti e decisive per chi spera di non vedere deflagrare in futuro un nuovo conflitto nei Balcani bisogna citare le parole pronunciate poche settimane fa dall’inviato speciale UE, Miroslav Lajcak, tra i partecipanti all’incontro di venerdì.
Lajcak ha spiegato senza troppi giri di parole:
“Abbiamo una finestra temporale unica, un calendario politico molto favorevole, abbiamo tutti gli ingredienti: un’Unione europea completamente concentrata, Stati Uniti pienamente favorevoli, nessuna elezione che ci distrarrà. Questa situazione durerà fino all’inizio del 2024, perché allora l’Unione Europea andrà alle elezioni europee e gli Stati Uniti alle elezioni presidenziali, e non ci sarà né tempo né capacità per concentrarsi sul dialogo. Cosa accadrà dopo le elezioni, in particolare le elezioni statunitensi, è difficile da prevedere, quindi sto dicendo che ciò che non verrà fatto per allora, entro l’inizio del 2024, potrebbe non essere fatto mai“.
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