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Iniziata il 02 febbraio 2023
Sono parole molto gravi quelle pronunciate pochi minuti fa da Giuseppe Conte. Parole che investono quella che l’avvocato preferisce definire “guerra russo-ucraina” anziché “invasione russa dell’Ucraina”. Dopo aver accusato l’Occidente di non aver perseguito “sforzi concreti per un negoziato di pace”, dopo aver parlato di “un vicolo cieco che ci consegna ad una guerra nucleare”, di una “escalation militare che ci sta portando ad un passo dal precipizio e ad una deflagrazione nucleare”, dopo aver dichiarato che “qui stiamo entrando in guerra, e i nostri governanti non ce lo dicono, non rendono l’opinione pubblica edotta”, l’avvocato ha tratteggiato un inspiegabile parallelismo tra la situazione in Ucraina e quella in Afghanistan.
“E in più” – ha detto Conte – “c’è lo scenario dell’Afghanistan, che ci preoccupa molto. Cos’è successo in Afghanistan? Dopo tanti anni di guerre, 235mila morti afgani, centinaia di migliaia di soldati morti delle Forze Alleate che sono state lì a combattere contro i Talebani, da un giorno all’altro siamo dovuti andar via. Noi siamo democrazie. Da noi valgono le opinioni pubbliche e le istanze delle opinioni pubbliche. E quindi oltre un certo limite non riusciamo a reggere, a competere in questo, con Stati come la Russia che sono Stati autocratici ed autoritari. Che vogliamo fare? Vogliamo arrivare a quel limite in cui ci sarà un giorno in cui non ce la faremo più e dovremo…i nostri governanti dovranno ritirarsi per seguire le opinioni pubbliche? E allora non è meglio per non abbandonare a se stessa la popolazione ucraina costruire già oggi, imprimere già oggi una svolta in direzione di un negoziato di pace? Una pace duratura, credibile, che ci assicuri quindi una via d’uscita?”.
A parte le mastodontiche imprecisioni (per fortuna) sui numeri forniti: alcune semplici domande.
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