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Iniziata il 09 febbraio 2023
Nel corso del Consiglio Europeo, aprendo la discussione con gli altri leader, il presidente Zelensky ha detto di aver parlato di recente con la presidente della Moldova, Maia Sandu, e di averla “informata del fatto che abbiamo intercettato il piano di distruzione della Moldova da parte dell’intelligence russa“.
Il presidente ucraino ha sottolineato che questo documento mostra “quando e come” la Russia intende “distruggere la democrazia in Moldova e assumerne il controllo”.
Zelensky ha aggiunto di non aver avuto dubbi, nel momento in cui ha ricevuto questo documento e capito da dove proveniva, e di avere “immediatamente informato la Moldova rispetto a questa minaccia per proteggerla e sono sicuro che ognuno di voi avrebbe fatto lo stesso“.
Zelensky ha poi proseguito affermando che “noi non sappiamo se Mosca effettivamente abbia dato ordine di eseguire quel piano, ma abbiamo intercettato questo piano, lo abbiamo registrato e abbiamo visto un piano molto simile a quello che stanno cercando di realizzare contro l’Ucraina o altri Paesi in Europa. Non è una novità“.
Zelensky ha ribadito che l’Ucraina sta “proteggendo l’Europa da un regime che vuole distruggere la libertà dell’Europa“.
Già un paio di mesi dopo l’invasione in Ucraina fu l’esercito russo, per bocca del comandante Rustam Minnekayev, a svelare che obiettivo della “seconda fase” dell’operazione militare era ottenere il “pieno controllo” dell’Ucraina meridionale e creare così un accesso diretto alla Transnistria, l’enclave separatista filorussa formalmente appartenente alla Moldova ma ufficiosamente sotto il controllo di Mosca, che in questo Stato fittizio (l’unico al mondo sulla cui bandiera compaiono falce e martello), da anni può contare su circa 1.500 soldati, il tanto che basta a rappresentare una minaccia persistente alla stabilità di Chisinau.
Prova ne siano le operazioni “false flag” andate in scena nei mesi scorsi proprio in Transnistria, con attacchi a diverse infrastrutture finalizzati a corroborare la narrazione della presunta oppressione della popolazione russofona. Un classico del Cremlino.
La presidente Sandu è protagonista da ormai diversi mesi di una battaglia tanto coraggiosa quanto complicata. Il suo mandato è fortemente caratterizzato dalla vocazione di un’integrazione di stampo europeo. Ma la grande novità degli ultimi giorni è che la discussione – palese, non più solo riservata – ha fatto registrare un ulteriore step: la modifica della Costituzione e il possibile ingresso nella NATO della Moldova.
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