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Iniziata il 15 febbraio 2023
Sta suscitando non poco clamore il report “Fokus“, elaborato dal servizio di intelligence norvegese, con particolare riguardo alla presenza sulle navi russe nel Mar Baltico di armi tattiche nucleari. Informazione di certo inquietante, ma non meno delle altre contenute nel rapporto, e invece ignorate dalla grande stampa.
L’intelligence scandinava esordisce chiarendo lo stato dell’arte, in relazione alla guerra in Ucraina: “Nonostante le battute d’arresto, la Russia mantiene il suo obiettivo generale di rovesciare il governo di Kyiv, distruggere la capacità militare ucraina e assicurarsi il controllo politico sull’Ucraina. Per l’Ucraina, la guerra è una battaglia per la sopravvivenza della nazione. Senza cambiamenti significativi nel corso della guerra, non vi è alcuna prospettiva di veri negoziati. La guerra continuerà ad essere caratterizzata da brutalità, alto numero di vittime e grande sofferenza per la popolazione civile ucraina”.
Fatta questa premessa, si può entrare nel dettaglio.
“La potenza militare russa è impantanata in Ucraina. L’invasione ha messo in luce debolezze fondamentali nella capacità della Russia di condurre una guerra. La scarsa intelligence, l’inadeguata consapevolezza della situazione e la debole interoperabilità delle forze militari hanno contribuito al fallimento della Russia nel raggiungere i suoi obiettivi nell’invasione. Quella che inizialmente la Russia aveva descritto come un’operazione speciale si è trasformata in un’estenuante guerra di posizione difensiva lungo un fronte di 2500 chilometri“.
Dalle informazioni in possesso della Norvegia, “circa la metà della forza d’invasione russa originaria di 200.000 soldati è morta o ferita, e sebbene la Russia abbia cercato di compensare le perdite con una parziale mobilitazione, le forze di terra mancano ancora di potenza offensiva. La Russia ha perso circa 5.000 veicoli corazzati, inclusi oltre 1.000 carri armati e oltre 100 aerei. (…) Sebbene le forze di terra siano notevolmente indebolite, le forze aeree e navali russe sono in gran parte intatte. Lo stock di armi di precisione è stato tuttavia notevolmente ridotto“.
Al netto di questo quadro, “non ci sono ancora segnali che Putin stia cambiando rotta in Ucraina. (…) La Russia è ancora disposta a subire pesanti perdite in cambio di progressi nella guerra e ha la capacità di intraprendere un’escalation, sia in Ucraina che contro l’Occidente“. La previsione è che “la situazione rimarrà instabile. Finché la Russia non riuscirà a fare progressi in Ucraina, il rischio di un’escalation rimane. Mosca continuerà a creare incertezza sull’uso delle armi nucleari. La segnalazione strategica e la deterrenza russa persisteranno, sotto forma di minacce e di dispiegamento di forze strategiche e convenzionali ai fianchi della NATO“.
A questo punto è utile ricordare cosa prevede la dottrina nucelare russa. I due scenari che prescrivono l’impiego di armi atomiche sono i seguenti:
In questo senso i norvegesi sono chiari:
“Se il conflitto dovesse degenerare in una guerra regionale che coinvolge la NATO, la Russia potrebbe usare le armi nucleari adducendo come motivazione che la guerra minaccia l’esistenza della Russia. In tal caso, il cosiddetto uso dimostrativo di armi nucleari tattiche potrebbe essere una possibilità“.
La lettura dell’intelligence scandinava è che il 2023 sarà un anno chiave per il futuro di Vladimir Putin. La premessa è che “la Russia rimane sotto il controllo di un regime di Putin apparentemente stabile“, tuttavia “il mantenimento della stabilità sarà più impegnativo nel 2023. Il destino di Putin è legato agli sviluppi in Ucraina“. La riduzione ai minimi termini degli spazi per l’opposizione, la repressione del dissenso, l’incarcerazione dei rivali politici, il controllo dei media: sono tutti elementi che dicono della presa di Vladimir Putin sul Paese, ma quest’anno qualcosa potrebbe cambiare.
L’impatto delle sanzioni diventerà più pesante, il tenore di vita peggiorerà, le stesse élite pagheranno dazio, il malcontento potrebbe diffondersi a macchia d’olio, a maggior ragione se Putin farà ricorso ad un’ulteriore mobilitazione, che questa volta potrebbe riguardare non soltanto le zone periferiche ma anche le grandi città. Le turbolenze potrebbero estendersi anche a diversi Stati ex sovietici facenti parte della sfera d’influenza russa, mettendo in discussione il controllo da parte di Mosca e andando a configurare una “vulnerabilità strategica” per la Russia.
Il paragrafo dedicato agli sviluppi militari è quello che ha fatto discutere il mondo intero. L’intelligence norvegese ha infatti osservato che “con l’indebolimento delle capacità convenzionali, l’importanza delle armi nucleari per la Russia è aumentata in modo sostanziale. Le forze di deterrenza strategica e regionale russe sono quindi diventate sempre più importanti per la potenza militare russa“. E qui arriva il passaggio chiave: “Una parte consistente delle capacità nucleari” russe “si trova nei sottomarini e nelle navi di superficie della Flotta del Nord“, dunque nel Mar Baltico. “Le armi nucleari tattiche rappresentano una minaccia particolarmente grave in diversi scenari operativi che potrebbero coinvolgere i Paesi della NATO. Inoltre, la Russia dispone, tra l’altro, di capacità sottomarine, armi antisatellite e risorse informatiche che possono minacciare la Norvegia e la NATO“.
La valutazione degli apparati scandinavi è che “il processo decisionale russo è caratterizzato da una forte sfiducia nelle intenzioni occidentali. Questa percezione è stata notevolmente rafforzata dalla reazione dell’Occidente all’invasione dell’Ucraina“. Di conseguenza “aumentano sia la probabilità di incomprensioni tra la Russia e la NATO sia gli eventi non voluti, che a loro volta aumentano il rischio di escalation“. Il famoso incidente che trascina tutti nella guerra.
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