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Iniziata il 22 febbraio 2023
Si dice che i più grandi siano coloro che hanno la forza di lasciare quando sono ancora al vertice. Scacciando la tentazione di percepirsi eterni. Sempre rimpianti, mai sopportati. Evitando che la sabbia, precipitando nella clessidra, finisca per seppellirli nell’irrilevanza. Nella vita può accadere di essere accompagnati alla porta, spinti con cortesia a liberare l’armadietto, con tanti saluti alla famiglia e auguri per le feste che verranno.
Fino ad oggi Mario Draghi è stato padrone del proprio destino. Anche nella giungla più selvaggia che ci sia, la politica italiana, ha tenuto distanti le sabbie mobili, schivato le infinite botole collocate da altri sul suo cammino, saputo dosare tempi e modi della propria uscita di scena. Lo ha fatto arrendendosi ad una sola, amara, consapevolezza: che le condizioni per cambiare questo Paese fossero venute meno. Ma non ai diktat di chi voleva pregiudicarne la libertà d’azione, sacrificando sull’altare dei propri interessi quello nazionale.
“Io sono un ex, ormai“, ha affermato ieri dopo mesi di silenzio pubblico, accompagnando il gesto di chiusura persino con le mani. Ma basta aver conosciuto, o in alternativa studiato a fondo, personalità e gestualità dell’uomo Draghi, per rendersi conto che ciò che labbra pronunciano, cuore e cervello non pensano.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Retroscena, approfondimenti, dirette degli eventi che cambiano il mondo. Sali a bordo, naviga i mari in tempesta della politica internazionale.
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