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Iniziata il 28 febbraio 2023
Stendendo la loro Relazione annuale al Parlamento, gli 007 italiani avevano un obiettivo: “Offrire, nei limiti imposti dal vincolo di riservatezza, una sintetica ma comunque esauriente panoramica degli esiti dell’attività di analisi delle informazioni (…) finalizzate a tutelare la sicurezza della Repubblica e a proteggerne gli interessi politici, militari, economici, scientifici e industriali“. La lettura della Relazione suggerisce che l’intelligence nostrana abbia superato le sue stesse aspettative, fornendo dettagli inediti, chiavi di lettura altrove sottovalutate, ipotizzando scenari con cui nei mesi a venire il Paese sarà costretto giocoforza a fare i conti.
Inutile dire che il focus di principale interesse sia quello che ha a che vedere con l’invasione russa dell’Ucraina, definito non a caso “tornante della storia” responsabile di “plurimi impatti sulla sicurezza dell’Italia“. Ciò avviene perché la guerra di Vladimir Putin ha messo in discussione “la nozione stessa di ‘ordine mondiale’“, incidendo su “tutte le declinazioni” della sicurezza della Penisola.
L’elaborazione degli scenari futuri non può dunque non partire dall’analisi di ciò che è stato, dalla guerra di scelta del Cremlino, dalle ragioni che hanno portato Mosca a compiere il grande azzardo. La valutazione dei servizi segreti nostrani è che “il Presidente Putin sia stato indotto ad agire dal suo convincimento che le Forze Armate russe fossero capaci di conseguire, in pochi giorni, la vittoria militare“. Niente di nuovo sotto il sole, parrebbe a prima vista. Ma l’elemento di novità apportato dalla Relazione degli 007 italici, rispetto alla decodificazione della tattica russa, è quello segue poche righe dopo: Vladimir Putin era sicuro che una guerra lampo avesse il potere di evitare “il sovrapporsi di pacchetti sanzionatori da parte dei Paesi occidentali (come invece avvenuto)“. Vincere presto, vincere bene, vincere con conseguenze poche o nulle. Un po’ come accaduto in Crimea nel 2014, quando l’aspirante Zar decise l’invasione sfidando gli strateghi del Cremlino. Ma gli azzardi non sempre riescono, gli errori di calcolo rischiano di rivelarsi esiziali.
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Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
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