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Iniziata il 03 marzo 2023
Sarà la voglia di restare nell’arena, di non lasciare la scena pure ora che la luce dei riflettori lo accompagna un po’ di meno. Sarà il talento politico, che non gli è mai mancato (sindaco di Londra, primo minitro del Regno Unito, non si diventa per caso). Oppure sarà che Boris Johnson ci ha preso semplicemente gusto a smentire gli scettici, a prendersi gli applausi dei detrattori, a dimostrare che il populista della Brexit può essere mille altre cose ancora: ebbene sì, anche molto belle. BoJo è questa cosa qui: il basso e l’alto, il leader scapigliato e il pensiero raffinato. Sarebbe bastato riportare non dico l’intero discorso pronunciato al Global Soft Power Summit celebrato nella City, ma almeno un suo passaggio, per capirlo. Occorre rimediare, ci provo.
Boris racconta che l’altra mattina stava correndo in un parco, quando un giovane runner – “non aveva molti capelli, assomigliava un po’ ad uno dei miei ex consiglieri” – ogni riferimento all’ex spin doctor Dominic Cummings NON è puramente casuale – gli si affianca e gli rivolge un insulto. Johson lo definisce “un allegro saluto londinese”: in italiano la perifrasi è traducibile con quello che dalle parti di Firenze chiamerebbero “s**aiolo”. “Di solito – confessa il nostro BoJo – sono insensibile a questo tipo di cose, ma temo che questa volta mi sia venuto il nervoso, ho pensato ‘che carogna’”. Ed un po’ c’è da credergli, da solidarizzare: “Era una bellissima giornata, un bellissimo parco, il sole sta facendo capolino sullo splendido skyline di Londra che io ho dato il permesso di costruire, il cigno e le cornacchie stanno tutti innocentemente facendo le loro cose e tu devi andare a fare il maleducato”. Verrebbe da pensare, aggiunge Johnson, che accanto al cartello che dice di non dare da mangiare all’anatra ne servirebbe un altro: “Non insultare i politici”.
Ma poi…
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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