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Iniziata il 07 marzo 2023
Cinque punti annotati sul taccuino nel giro di pochi giorni. Come interpretarli?
Flashback. Primavera 2018. Clint Hinote, tenente generale dell’aeronautica degli Stati Uniti, viene richiamato dall’Iraq – dove oggi, guarda caso, fa tappa per una visita a sorpresa il capo del Pentagono Lloyd Austin – con un messaggio allarmante. Un wargame riservato della Difesa a stelle e strisce indica che un attacco missilistico di Pechino nel Mar Cinese Meridionale ridurrebbe in poltiglia i jet e gli armamenti americani nel giro di pochi giorni. “Santo cielo“, pensa Hinote, “se combattiamo in questo modo perderemo“.

Nel suo ufficio grande come un ripostiglio, al Pentagono, Hinote inizia ad incollare alle pareti post-it di colore giallo: su di essi appunta l’infinita lista di problemi da risolvere se l’esercito americano vuole avere una possibilità di contrastare un possibile attacco cinese.
Chi dice che può essere Pechino il mediatore della pace tra Russia e Ucraina mente sapendo di farlo. Il fatto che l’invasione di Vladimir Putin stia costringendo gli Stati Uniti a dirottare in Europa attenzione e risorse è motivo di giubilo dalle parti del Partito Comunista Cinese. Dalla guerra in Iraq all’Afghanistan, dalla preoccupazione latente in Medio Oriente incarnata dall’Iran al conflitto in Ucraina: sono “distrazioni” come questa a concedere alla Cina un vantaggio competitivo sulla concorrenza. Perché rinunciarvi?
Una delle principali agenzie del governo federale americano, la CIA, dopo vent’anni di lotta contro il terrorismo, sta ridisegnando la sua traiettoria d’azione, spostando il suo mirino sulla priorità geopolitica degli Stati Uniti nei prossimi anni. Per capire, bisogna aver letto o ascoltato le parole pronunciate pochi giorni fa dal direttore dell’agenzia di intelligence, Bill Burns, in un’intervista alla CBS.

Riporto lo scambio con la giornalista in maniera letterale:
GIORNALISTA (MARGARET BRENNAN): “Dunque, quanto è buona la nostra capacità di conoscere il pensiero di Xi Jinping e il suo processo decisionale?“
DIRETTORE BURNS: “Oh, è sempre la domanda più difficile per qualsiasi servizio di intelligence. In un sistema autoritario in cui il potere è consolidato nelle mani di un solo uomo, è una questione su cui lavoriamo molto duramente e cerchiamo di fornire al Presidente le migliori informazioni possibili“.
GIORNALISTA (MARGARET BRENNAN): “Ma lei aveva un’intelligence così accurata quando si trattava della Russia, di Vladimir Putin e della sua cerchia ristretta. Abbiamo la stessa cosa per Xi Jinping?“
DIRETTORE BURNS: “Lavoriamo molto duramente per svilupparla“.
Cos’ha detto Bill Burns? Che gli Stati Uniti sono concentrati per penetrare la cortina fumogena eretta da Pechino.

Una cosa è certa: un conflitto con la Cina sarebbe enormemente diverso dagli ultimi conflitti affrontati dagli Stati Uniti. L’esercito americano, nelle sue operazioni in Medio Oriente, ha sempre goduto della superiorità aerea, del vantaggio strategico dato dal “first shot“, il primo colpo.
Gli strateghi militari sono abituati a pensare per scenari negativi: quello più probabile vedrebbe basi e porti USA nel Pacifico sotto attacco, rotte di rifornimento lunghe e vulnerabili. Senza parlare del fatto che la Russia potrebbe essere spinta ad insidiare i Paesi dell’Est Europa, costringendo USA ed Alleati ad una guerra su due fronti. Una sfida complicata – altro eufemismo – anche per l’esercito più capace al mondo.
La chiave di lettura, ancora una volta, è nella tasca di Bill Burns. Il direttore della CIA ha chiarito quanto segue:
“Sappiamo che il Presidente Xi ha dato istruzioni alla leadership militare cinese di essere pronta ad invadere Taiwan entro il 2027. Questo non significa che abbia deciso di invadere nel 2027 o in qualsiasi altro anno. A nostro giudizio il Presidente Xi e la sua leadership militare dubitano oggi della possibilità di realizzare tale invasione. Credo che l’esperienza di Putin in Ucraina abbia probabilmente rafforzato alcuni di questi dubbi. Penso che i rischi di un potenziale uso della forza probabilmente aumenteranno quanto più si va avanti in questo decennio e oltre, anche nel decennio successivo. Quindi è un aspetto che ovviamente osserviamo con molta, molta attenzione“.
Secondo flashback. 1995. Il presidente di Taiwan, Lee Teng-hui, accetta tra le proteste della Cina di tenere un discorso sulla “esperienza di democratizzazione di Taiwan” presso la sua alma mater, la Cornell University. L’anno prima, quando il suo aereo presidenziale ha bisogno di fare rifornimento ad Honolulu dopo un viaggio in Sud America, gli USA gli negano la richiesta di visto. Lee si vede costretto a trascorrere una notte in aereo e lamenta di essere stato trattato come “un leader di seconda classe“.

Questa volta, negli Stati Uniti, i sostenitori della causa di Taiwan si muovono per tempo. Una schiacciante maggioranza bipartisan approva tra Camera e Senato una risoluzione favorevole al viaggio di Lee. Il Dipartimento di Stato USA dà il suo benestare alla visita. La reazione di Pechino è rabbiosa: test missilistici, mobilitazione delle forze nel Fujian, esercitazioni di assalto anfibio.

Ma Washington non sta a guardare: Bill Clinton ordina uno “show of force“, il più imponente nel continente asiatico dai tempi della guerra del Vietnam. Navi USA attraversano lo Stretto di Taiwan e due gruppi di portaerei stazionano nella regione l’anno successivo. Apparentemente nessuno può pensare di sfidare la superpotenza americana. Ma gli strateghi del think tank interno al Pentagono, in quei giorni, già non si nascondono l’esistenza di più di un tallone d’Achille.

George W. Bush propone di optare per un balzo tecnologico, strumenti avanzati come armi a lungo raggio, sensori, tecnologia di condivisione dei dati. Nella contea di Arlington, ricorda Jeff McKitrick, parte di quel think tank, è in procinto di esultare: “C’è stato un momento in cui abbiamo pensato: ‘Urrà, la trasformazione delle forze armate sta per avvenire’. Poi è arrivato l’11 settembre e tutti si sono concentrati come un raggio laser sulla guerra globale al terrorismo“.
Terzo flashback. Ricordate il generale Hinote?
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