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Pubblicato il 15 marzo 2023
Un documento strategico interno all’amministrazione presidenziale di Vladimir Putin. Eccola la prova dell’esistenza di un piano russo di destabilizzazione della Moldova. A svelarlo un’inchiesta che ha visto la collaborazione fra diverse testate internazionali – da Yahoo News USA al Kyiv Independent, passando per Süddeutsche Zeitung e Delfi Estonia – e dalla quale emerge in maniera incontrovertibile il disegno a lungo termine del Cremlino per allungare i propri artigli sullo Stato più povero d’Europa.
Secondo la fonte che l’ha divulgata, la strategia per la Moldova è stata redatta nell’autunno del 2021, nello stesso periodo in cui è stata elaborato il piano di “annessione” della Bielorussia, quello in base al quale – con il pretesto di una “fusione” tra i due Paesi – Mosca avrebbe in programma di creare, entro e non oltre il 2030, uno Stato dell’Unione di Russia e Bielorussia. Obiettivo? Appropriarsi anche della residua sovranità attualmente nella disponibilità di Minsk.
Il piano di destabilizzazione della Moldova porta la firma della Direzione presidenziale per la cooperazione transfrontaliera e reca il contributo dello Stato Maggiore russo e delle principali agenzie di intelligence: FSB, SVR e GRU. Analizziamolo in dettaglio
Denunciando i tentativi degli “attori esterni (principalmente Stati Uniti, Paesi dell’Unione Europea, Repubblica di Turchia e Ucraina) di interferire negli affari interni della Repubblica di Moldova, di rafforzare l’influenza della NATO e di indebolire le posizioni della Federazione Russa“, Mosca prevede l’adesione di Chisinau all’Unione Economica Eurasiatica (di cui oggi fanno parte, oltre alla Russia, anche Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan) e soprattutto al CSTO, l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva che di fatto rappresenta la risposta russa alla NATO. L’Alleanza a guida russa, bisogna però precisare, sta mostrando proprio negli ultimi mesi tutti i suoi limiti. Emblematiche in questo senso le ultime dichiarazioni di Nikol Pashinyan, il primo ministro armeno che, in relazione alle tensioni con l’Azerbaigian sul Nagorno-Karabakh, ha dichiarato: “Non è l’Armenia che sta lasciando la CSTO: è la CSTO, che lo vogliamo oppure no, che sta lasciando la Repubblica di Armenia“.

Il piano russo mira inoltre a “neutralizzare” qualsiasi azione del governo moldavo volta ad espellere la presenza militare russa in Transnistria, la regione separatista filorussa il cui territorio viene internazionalmente riconosciuto come parte della Moldova, ma che “de facto” non è sotto il controllo delle autorità di Chisinau.
Il primo ministro moldavo Dorin Recean ha preso visione del documento strategico russo la scorsa settimana, in una sala riunioni al quinto piano del suo ufficio a Chisinau. Recean, che fino alla nomina come capo del governo ha occupato il ruolo di consigliere per le questioni di difesa e sicurezza per la presidente Maia Sandu, ha confermato che i contenuti dell’agenda del Cremlino rispecchiano ciò che lui e il governo liberale sanno da tempo: “I russi – ha detto – hanno cercato per molto tempo di assicurarsi che la Moldova non avesse la sovranità sulla propria politica estera“.

Il piano russo è suddiviso in tre grandi tronconi.
Nel primo la strategia si concentra sul settore politico, militare e della difesa; nel secondo sposta il focus sul settore umanitario e nel terzo si occupa del settore commerciale ed economico. Ogni capitolo segue una road map con tanto di obiettivi da raggiungere a breve (entro il 2022), medio (entro il 2025) e lungo termine (entro il 2030).
Quali sono questi obiettivi? Chi ha firmato concretamente il piano segreto? E cosa sta architettando Mosca per le settimane a venire? Cosa dice l’intelligence occidentale rispetto a questo documento? Ecco la road map, punto per punto.
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