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Pubblicato il 03 aprile 2023
24 febbraio 2022. Carri armati russi. Carri armati russi ovunque. Colonne infinite di veicoli blindati sciamano sull’alveare più ambito: il territorio ucraino. E le telecamere di sorveglianza, quasi ingenerose, ad immortalare la scena.
Sebbene tutto abbia inizio col favore delle tenebre, che non si tratti di un incubo ma di terribile verità Andriy Yermak, capo dello staff del presidente Zelensky, lo realizza presto. Quando il sole è da poco sorto su Kyiv, sul suo telefono appare il prefisso del Cremlino. Dall’altra parte della cornetta c’è Dmitry Kozak. Il caso vuole che sia nato in Ucraina, ma è da tempo entrato a far parte del gabinetto ristretto di Vladimir Putin. Parla a suo nome quando chiede a Yermak, e all’Ucraina, di arrendersi per evitare un inutile bagno di sangue. Yermak riattacca: non ha bisogno di sentire altro.
25 febbraio 2022. Il presidente russo, in un discorso televisivo che fa il giro del mondo, invita l’esercito ucraino all’ammutinamento, chiede ai soldati di “prendere il potere“, li esorta a non “permettere che civili e individui vengano usati come scudi umani“.
26 febbraio 2022. Oleksij Reznikov, ministro della Difesa ucraino, riceve la telefonata dal suo omologo bielorusso. Questi si fa ambasciatore delle parole di un altro ministro della Difesa, il russo Sergei Shoigu: “Se l’Ucraina firmasse un atto di capitolazione, l’invasione si fermerebbe“. Reznikov risponde a tono: “Sono pronto ad accettare la capitolazione, da parte russa“. Nelle prime ore dell’invasione russa dell’Ucraina vanno così in scena ripetuti tentativi di favorire il collasso della resistenza di Kyiv.
Del resto gli agenti locali corrotti, finanziati da Mosca con lauti stipendi – anche nell’ordine di 3/4 milioni di dollari al mese – ed organici ad alcune delle più importanti amministrazioni ucraine, non sono preparati per essere utilizzati in presenza di un conflitto militare a lungo termine. È il caso di Andriy Derkach, già parlamentare ucraino, un passato da leader di Energoatom, l’azienda di Stato ucraina che si occupa della gestione delle quattro centrali nucleari attive. Durante i suoi anni di permanenza al potere lega mani e piedi l’Ucraina alle industrie nucleari russe. Nei piani di Mosca è lui l’incaricato di tessere la tela che, subito dopo l’arrivo delle truppe del Cremlino, dovrà garantire la presa di diverse città ucraine. Ma dalla teoria alla pratica qualcosa, evidentemente, va storto.
Secondo le informazioni raccolte in un lungo e dettagliato report dal Royal United Services Institute (RUSI), il più antico e importante think tank del Regno Unito in materia di difesa e sicurezza, l’FSB, l’agenzia di intelligence russa erede del KGB, riceve ordine di preparare piani per l’occupazione dell’Ucraina per la prima volta nel luglio del 2021. È quanto emerge da una ricerca di informazioni mastodontica, condotta prima e durante il conflitto, scavando sì all’interno della comunità di intelligence, i servizi di sicurezza e le forze dell’ordine dell’Ucraina, ma anche su un’impressionante mole di materiale catturato sul campo di battaglia o ottenuto altrove dai servizi segreti russi.
Per riuscire nell’impresa di assecondare i voleri di Vladimir Putin, il leggendario Quinto Servizio ordina una riorganizzazione dei suoi apparati, assolda nuovo personale, spesso e volentieri proveniente dalla stessa Ucraina. È uno dei metodi preferiti dalla dottrina russa, un’eredità messa nero su bianco sui manuali di spionaggio sovietici. Lo stile sarà pure subdolo, ma di certo altamente efficace, perché capace di coinvolgere funzionari dell’intelligence, partiti politici, forze dell’ordine, istituzioni, organizzazioni criminali, e di carpire informazioni vitali sul funzionamento della macchina statale ucraina. Perché la missione vada in porto i servizi segreti russi non lasciano nulla al caso. Così, nell’autunno del 2021, gli agenti russi presenti in Ucraina iniziano a concedersi “brevi vacanze“, organizzate sempre e comunque con scarso preavviso, verso località turistiche come Turchia, Cipro, Egitto. Ad attenderli sono i loro responsabili. Vogliono sapere tutto: informazioni sul sistema di difesa che l’Ucraina schiera nella parte meridionale del Paese, l’ubicazione degli obiettivi militari di Kyiv, i dati personali dei funzionari dei servizi segreti ucraini e dei loro familiari, quelli degli agenti sotto copertuna operanti nei territori occupati e in Russia. Il Generale Andrii Naumov è un perfetto esempio della profondità di penetrazione di Mosca. È lui, dai vertici dei servizi segreti ucraini, a trasmettere informazioni top secret ai russi riguardanti la centrale nucleare di Chernobyl. Sono decisive per consentire alle truppe russe di prendere possesso dell’impianto, e lo risultano anche quando consentono di utilizzare la zona di esclusione del disastro nucleare come piattaforma per un attacco alla capitale. Oggi accusato di tradimento, Naumov lascerà l’Ucraina poche ore prima dell’inizio dell’invasione, salvo essere arrestato in Serbia con addosso un’ingente quantità di denaro contante.
Giocano di fino, i russi. Chiedono ai loro uomini in Ucraina di lavorare ai fianchi i massimi decisori di Kyiv: l’obiettivo è convincerli a sospendere il percorso di avvicinamento dell’Ucraina alla NATO e ad assumere una postura di neutralità. Il motivo non è placare l’ira di Mosca, soddisfare le sue mire geopolitiche, ma porre le basi per lo scoppio di proteste e disordini, sulla falsariga di quelle di Euromaidan. Ad essere spodestato, questa volta, non dovrà essere un presidente filorusso come Yanukovych, ma Volodymyr Zelensky. C’è spazio perfino per una nota blasfema, in questa incredibile storia: all’impresa di Putin, infatti, collaborano anche i sacerdoti della Chiesa Ortodossa Russa, reclutati in massa, gestiti dai servizi speciali di Mosca, con chiese e monasteri trasformati in rifugi per armi e persone.
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