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Pubblicato il 15 aprile 2023
Ricevendo il microfono da James Baker, splendido 92enne con passato da segretario di Stato nell’amministrazione USA di Bush padre, Bill Burns dice con l’umiltà di cui solo i più grandi dispongono di aver avuto il privilegio di “imparare dai migliori“. “Non l’ho mai visto andare ad un incontro con un leader straniero senza sapere esattamente cosa volesse ottenere“, racconta riferendosi all’anziano diplomatico. “Aveva una rara abilità di mettersi nei panni di quel leader e capire la sua prospettiva. Ha vissuto all’altezza del motto del padre ogni giorno“. A cosa si riferisce il direttore della CIA? Ma è semplice, alle “cinque P” indispensabili in diplomazia (e non solo): “Prior preparation prevents poor performance“. In italiano suona più o meno così: la preparazione preventiva scongiura le prestazioni scadenti. E la preparazione di James Baker, agli occhi del giovane ed impressionabile diplomatico Bill Burns, appare “davvero leggendaria“. È anche grazie ai suoi insegnamenti che il direttore della CIA comprende che quelli che viviamo sono tempi straordinari: “Ricordo una conversazione con il segretario Baker nella primavera del 1991. Alla vigilia del meeting con il ministro degli Esteri sovietico nella piccola città termale caucasica di Kislovodsk, che quella sera sembrava decrepita come l’intera Unione Sovietica caduta. Dopo aver consegnato l’ennesima serie di documenti al signor Baker, mi fermò e mi disse: ‘Hai mai visto così tante cose cambiare così velocemente? Scommetto che non vedrai niente di simile per tutto il tempo che resterai nel Foreign Service‘. Aveva ragione. (…) Trent’anni dopo, da direttore della CIA, sto adesso assistendo ad un altro momento di transizione nella storia, ad un’altra ondata di trasformazioni di quelle che succedono un paio di volte in un secolo“.
La premessa è utile per attestare quanto segue: Bill Burns non è – solo – un curriculum impressionante, ma è anche persona di spessore, allenato ad analizzare il suo interlocutore da anni di studio e addestramento, dotato di sensibilità particolare. È un uomo catalogabile alla voce “fuoriclasse“. È dunque sulla sua capacità di guidare l’agenzia di intelligence più famosa del Pianeta che spesso e volentieri si basano le decisioni della politica americana, del suo presidente. Non è un caso che Joe Biden, negli ultimi 14 mesi, gli abbia afidato alcune delle missioni più critiche sulla scena globale. Burns è consapevole della responsabilità che poggia sulle sue spalle: è la stessa che molte notti gli impedisce di prendere sonno. Conoscere i piani dei propri peggiori nemici comporta anche degli effetti collaterali.
L’analisi di Bill Burns è onesta: “Oggi gli Stati Uniti hanno ancora la mano migliore da giocare rispetto a tutti i suoi rivali, ma non sono più l’unico ragazzone del panorama geopolitico. La loro posizione a capotavola non è garantita“. Burns entra nel dettaglio: “La Cina di Xi Jinping non è soddisfatta di avere soltanto una seduta a quel tavolo, vuole scalarlo. E come abbiamo visto in Ucraina, la Russia di Vladimir Putin, piena di tutte le rimostranze e le ambizioni contorte di una potenza in dissolvenza, preferisce rovesciare del tutto il tavolo piuttosto che essere relegata ad un posto marginale“. Non è finita: “Molte medie potenze stanno facendo le loro puntate cercando di ottenere le loro sedute in una danza complicata che sfiderà i diplomatici americani e i funzionari di intelligence negli anni a venire“.
A proposito di sfide, Burns si concentra sulle più importanti. Parte dalla guerra in Ucraina, ricorda di aver servito due volte in Russia, di essere stato ambasciatore americano a Mosca, è lì che i suoi capelli sono diventati bianchi. E in questa lunga permanenza, durante questa lunga conoscenza, ha osservato Vladimir Putin, ha interagito con lui. Sa che questa volta “ha profondamente sbagliato i suoi calcoli. Lui credeva – e me l’ha comunicato chiaramente quando ho parlato con lui prima della guerra su richiesta del presidente Biden, che l’Ucraina fosse ‘debole e divisa, non un vero Paese‘. Beh, i veri paesi si difendono“. Burns continua: “Putin non è qualcuno che ammette rapidamente l’errore. Invece di retrocedere, raddoppia lo sforzo. La sua scommessa è che sarà in grado di abbattere gli ucraini e logorare l’Occidente. Lui pensa e vuole che noi pensiamo, che potrà fare lavorare il tempo dalla propria parte. Rimane convinto che l’Ucraina sia più importante per lui che per noi. Penso che Putin sia in errore nella sua scommessa, come nelle sue convinzioni prima dell’invasione. Sono tornato di recente da un’altra visita in Ucraina e non scommetterei contro l’intraprendenza e la determinazione degli ucraini. (…) Come diplomatico in pensione amerei che ci fosse un’opportunità oggi per negoziati in grado di assicurare una pace giusta. Ma la nostra valutazione è che Putin non è serio sui negoziati in questa fase. È il progresso degli ucraini sul campo di battaglia che più probabilmente modellerà le prospettive per la diplomazia. Dunque una grande posta è in gioco nei mesi a venire“, quando l’Ucraina, in questa tarda primavera, condurrà una “controffensiva con il supporto di materiali e di intelligence degli Stati Uniti e dei suoi alleati“.
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