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Pubblicato il 17 aprile 2023
Chi frequenta il Palazzo con consuetudine, al punto da esservi considerato “di casa“, respinge al mittente la versione di alcuni giornali di parte. Sarà pure la stagione dei pollini, ma è falsa la ricostruzione che vorrebbe Giorgia Meloni preda di una nuova fastidiosa “allergia“: quella ai giornalisti. A sollevare la questione è stato anzitutto Il Fatto Quotidiano: l’ultima conferenza stampa del presidente del Consiglio, ha ricordato il giornale di Marco Travaglio, è datata 9 marzo, giorno della (in)dimenticabile performance in quel di Cutro. Circa 40 giorni senza conferenze stampa: evidentemente un periodo lungo in maniera insopportabile per chi, ancora oggi, rimpiange gli assidui show in prime time di Giuseppe Conte.
Ma c’è dell’altro. Da quando esiste il Def (2013), si sottolinea, mai era successo che il governo disertasse un punto stampa con i giornalisti per illustrarlo. Sono fatti, incontrovertibili fatti. Eppure il quadro è incompleto. La realtà, secondo quanto ricostruito da questo Blog, è infatti diversa, più complessa. E può essere sintetizzata così: è iniziata l’era Sechi. Quella del portavoce o, anche, del “portasilenzio” di Giorgia Meloni.
Uno dei suoi predecessori più recenti nel ruolo, un signore di nome Rocco Casalino, ha fatto della propria presenza – dietro (e a volte anche davanti) le quinte – il proprio tratto caratteristico. Nella missione di uomo di collegamento con i media di Giuseppe Conte si è sentito a proprio agio al punto di affrettarsi a pubblicare, conclusa l’esperienza a Palazzo Chigi, persino un apposito tomo autobiografico intitolato – indovinate un po’ – “Il Portavoce“. Sì, con tanto di P maiuscola, forse un richiamo al proprio ego. Mario Sechi pare aver elaborato una strategia opposta a servizio del proprio superiore. I ben informati raccontano che il giornalista sardo abbia concordato con il premier una comunicazione che, almeno nelle intenzioni, sarà “ponderata“. E da un punto di vista “quantitativo“, e da un punto di vista “qualitativo“.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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