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Pubblicato il 08 maggio 2023
Guardo poca tv. Non sono esperto di palinsesti. Non frequento l’auditel. Capisco meno di share. In viale Mazzini amici non ne ho. Sono allergico ai talk show. Rettifico: provo rigetto per i talk show che veicolano disinformazione. Mi piacciono le serie tv, seguo lo sport (e che volete farci, passione), ammiro il talento. Non trascorro le giornate a chiedermi da che parte stia quel giornalista al TG. Il punto è che spesso mi ritrovo a capirlo, e questo è abbastanza un problema. Per la categoria, non per me che non ne faccio parte (purtroppo con una punta d’orgoglio). E per il servizio pubblico, se diventa meno credibile di quello privato. Detto questo, se volete leggermi: dopo le dimissioni di Carlo Fuortes dalla RAI ho da qualche ora il telefono pieno di messaggi di ogni tipo. Anzi di due. Il primo: batte, Fuortes, sempre. Il secondo: troppo Fuortes, non era fatto per la Rai.
Mi ripeto: di tv capisco poco. Ma, se volete leggermi, di rapporti fra partiti un po’ di più. Prendo atto che l’argomento del giorno tra i parlamentari non sia la guerra in Ucraina, non il PNRR, non l’economia. Si parla solo di Rai, di nomine. E di Gianni Morandi, che ha conquistato tutti col suo concerto al Senato, al punto che se avanzasse oggi un’autocandidatura per qualsiasi ruolo in RAI riscuoterebbe consenso unanime. Roba che solo “uno su mille ce la fa”.
I partiti si parlano, si consultano, anzi confabulano. Più di quanto domani faranno sul tema delle riforme. Tra i più attivi, mi dicono, c’è Giuseppe Conte. Tutti scommettono sarà il grande vincitore dell’infornata di nomine che seguirà nelle prossime ore. Di tutti i candidati che girano in queste ore per le direzioni dei telegiornali si dice grande amico. Con alcuni è andato fuori a pranzo. L’ultima volta era al governo, rimase a bocca asciutta, mise il broncio e pure (da solo) il bavaglio. Boicottò le reti RAI, gli servirono 54 giorni per capire che agli altri andava bene così. Oggi sta all’opposizione, ma pare che alla fine sembrerà il contrario.
La domanda che molti fanno adesso è retorica: ha ragione Giorgia Meloni a scegliersi uomini e donne in Rai? Il punto è che non c’è ragione di domandarselo. Così fan tutti, da sempre. Così continueranno a fare. La riflessione da fare è un’altra: chi rappresenta oggi la tv di Stato? Alcuni rispondono che Fuortes era uomo di Draghi, ma il servizio pubblico è la cosa meno draghiana – nel senso più alto del termine – che si sia vista in Italia da anni.
Ve lo ripeto, per l’ultima volta, siete voi che avete voluto leggermi: io di tv capisco poco, ma è inutile che vi facciate illusioni. Fuori i partiti dalla RAI? No, accontentavi: Fuortes i partiti dalla RAI!
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