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Pubblicato il 23 maggio 2023
Occorre una certa quantità di coraggio per chiedere oggi ai parlamentari del Terzo Polo quanto durerà la tregua siglata ieri a Palazzo Carpegna. Ne capirete il motivo leggendo l’articolo intero. Ma è tutto già abbastanza chiaro osservando i pontieri, usciti vincitori dall’estenuante partita quando questa sembrava finita, eppure incapaci di spargere sorrisi, ventate d’ottimismo vero. Che poi un saluto – e più di preciso il “ciao” andato in scena tra Calenda e Renzi – si saluti (e scusate il gioco di parole) come evento epocale, è proprio indicativo dello strapiombo in cui erano precipitati i rapporti (assenti) tra le parti.
Al punto che, e questo è un retroscena abbastanza succoso, una delle mosse nelle scorse ore diffusamente interpretate come “atto distensivo” o “segnale di fumo“, celava in realtà la pressoché totale mancanza di fiducia fra i protagonisti di questa storia. Per capire, come spesso accade, bisogna prima fare un passo indietro. Ripercorrere cioè la serie di dichiarazioni firmate Matteo Renzi all’immediata vigilia del summit decisivo tra Italia Viva ed Azione, e quelle del suo contraltare capitolino.
Mentre la capogruppo al Senato dei renziani, Raffaella Paita, anticipa l’intenzione di mettere ai voti un documento che prescriva lo stop agli attacchi personali e il percorso condiviso verso una lista comune alle elezioni europee, l’ex premier annusa odore di colpaccio. Calenda non sarà forse contento di scoprirlo – e con ogni probabilità lo negherà – ma è da settimane che dirigenti azionisti di varia caratura inviano messaggi alla controparte. Segnalando malcontento, invitando ad un’azione (con “a” minuscola) decisiva nei confronti di una leadership indigesta.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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