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Pubblicato il 14 giugno 2023
Avessero pronosticato a Berlusconi prima di morire: “Cavaliere, Giuseppe Conte diserterà i suoi funerali“, Silvio difficilmente vi avrebbe creduto. Ma chi lo ha conosciuto è diviso sul dopo: c’è chi si dice certo che ne sarebbe rimasto rammaricato; e chi invece assicura che avrebbe “seppellito” con una risata questo brutto sgarbo. Solo sulla parola di un suo fedelissimo, come Gianfranco Rotondi, si può mettere la mano sul fuoco: dice che Berlusconi “a Conte voleva bene“, evidentemente non è bastato.
La leggenda – poco leggenda – narra che durante il Conte I, l’attuale leader del Movimento 5 Stelle abbia ardentemente lusingato Silvio: “Presidente, non c’è bisogno che Lei mi ricordi quanto ha fatto. Le sue imprese sono scritte nei libri di Storia“. Belle parole, sulla falsariga di quelle vergate pochi minuti dopo la notizia della morte di Berlusconi, con Conte pronto a definire l’uomo di Arcore “un imprenditore e un politico che in ogni campo in cui si è cimentato ha contribuito a scrivere pagine significative della nostra storia“. Peccato solo che al momento del dunque, quello in cui occorre passare dalle parole ai fatti, Conte abbia infine deciso di smentire sé stesso, annunciando assenza ingiustificata ai funerali del Cav.
No, la verità è che Conte non ha cambiato idea su Silvio, state sereni (nel senso che più vi tranquillizza). Il punto è che una ribellione nelle chat M5s, attivisti sui social inclusi, ha come d’improvviso ricordato a Conte che il bon ton istituzionale non è concesso a chi ha ricevuto in eredità la guida del partito del “Vaffa“. Non c’è insomma “nuovo corso” che tenga: base e giornalisti d’area, Travaglio in primis, mai avrebbero perdonato l’onore delle armi concesso al nemico di sempre. Ecco spiegata la giravolta contiana.
A proposito di onore: è ad Elly Schlein che almeno un pizzico va tributato. Non esiste oggi leader politico più politicamente distante da Silvio Berlusconi della segretaria dem, in quanto ad ideali e visione della società. Certo, in un Paese normale, la sua presenza ai funerali non sarebbe raccontata come evento eccezionale. Pura normalità. Ma questo Paese normale non è. Così, a maggior ragione dopo la decisione di Conte di non fare capolino in Duomo, Schlein partecipando ai funerali si esporrà ad attacchi provenienti da sinistra/sinistra. Non se ne dia troppa pena: sono stati, sono e sempre saranno la prova di una buona scelta.
Conclusione. In uno dei siparietti che più divise l’Italia, un giorno in Europa Silvio Berlusconi apostrofò un rivale tedesco e i suoi colleghi come “turisti della democrazia, turisti della democrazia“. Lo ripeté due volte. Ognuno in merito ha la sua opinione, tutti si tengano la propria. La mia è che almeno un attacco avrebbe potuto riservarlo a Conte, col senno del poi.
Chi non ha il coraggio di presenziare a dei funerali di Stato (giusti, sacrosanti), chi non trova in sé la forza per riconoscere il valore di un acerrimo avversario, di correggere la propria comunità in errore, di compiere un doveroso passo verso la pacificazione del Paese, chi ha avuto la fortuna – ebbene sì, solo fortuna – di essere presidente del Consiglio senza apprendere le regole base delle istituzioni, altro non è che questo, “un turista della democrazia“.
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