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Pubblicato il 30 luglio 2023
Ad accendere l’attenzione per il seggio senatoriale che fu di Silvio Berlusconi è bastato un filmato di 40 secondi: quello in cui Marco Cappato ha dichiarato l’intenzione di correre alle suppletive per il collegio uninominale di Monza e Brianza. Un annuncio che ha avuto l’effetto di spiazzare soprattutto le opposizioni, impegnate a comprendere se la corsa dell’attivista possa in definitiva rappresentare un’opportunità oppure un rischio.
Perché se è vero che dall’altra parte della barricata, quella del centrodestra, il nome di un candidato unitario non c’è ancora, lo è pure che sarà solo questione di (qualche) tempo prima che la coalizione provveda ad ufficializzare il suo sostegno ad Adriano Galliani. Questione di rispetto nei confronti del Cavaliere e della sua famiglia, prim’ancora che di equilibri politici interni da preservare, giacché né Meloni né Salvini si sognerebbero di aprire un fronte con Forza Italia sul seggio lasciato vacante dall’uomo di Arcore. Fino alla fine di agosto, il “Condor” del calciomercato sarà impegnato a rafforzare il suo Monza, dunque la campagna elettorale vera e propria prenderà il via a settembre. Ma i maliziosi suggeriscono che pure dalla campagna acquisti della formazione brianzola passerà una percentuale – seppur minima – di consensi, in pieno stile Milan berlusconiano dei tempi d’oro.
Si trova dunque nel campo-chissà-quanto-largo delle opposizioni l’Eden dei retroscena. Si prenda Carlo Calenda. Primo tra i leader di minoranza ad esporsi, a promettere a Cappato che sì, “ti daremo una mano“. Una presa di posizione, quella del segretario di Azione, che ha già procurato un piccolo ma significativo terremoto nel partito. Le posizioni di Cappato, in particolare in materia di eutanasia, hanno infatti lasciato perplessa (eufemismo) la componente cattolica e popolare degli azionisti. Quella che qualcuno ribattezza “l’Azione forzista“.
Mara Carfagna – che, per inciso, di Azione è presidente – ha invocato ad esempio un “supplemento di riflessione“, che Calenda pare aver già respinto al mittente. Per non dire di Mariastella Gelmini, dichiaratasi apertamente “non entusiasta” del sostegno a Cappato. Nello stesso partito c’è chi punta il dito contro le due ex berlusconiane, dichiarando che loro “forse avrebbero meno problemi ad appoggiare Galliani“. Una stoccata che restituisce la profondità di una frattura mai veramente ricomposta all’interno del partito, quella che divide gli azionisti della prima ora da quelli della seconda. Ma occhio alle semplificazioni. Non tutti gli ex azzurri concordano infatti con le colleghe. La deputata Daniela Ruffino, ad esempio, in rappresentanza dell’area laica di Azione appoggia la candidatura di Cappato in qualità di “combattente per i diritti civili e convinto sostenitore di una transizione ecologica senza le scorie dell’ideologia“. Le fa eco Enrico Costa, anche lui antico berlusconiano, secondo cui “Calenda, sostenendo Marco Cappato, fa una scelta coerente con lo spirito originario e liberale di Azione. Quello di credere in chi conduce battaglie coraggiose a viso aperto“.
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