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Pubblicato il 31 luglio 2023
Adesso c’è almeno una foto. Il legittimo presidente del Niger, Mohamed Bazoum, è vivo, apparentemente in buone condizioni di salute, addirittura sorridente, accanto all’uomo che i suoi colleghi presidenti hanno ieri inviato con l’obiettivo di salvarlo.

Ma a poche ore dalla missione guidata dal leader di transizione del Ciad, Idriss Déby, dalla capitale Niamey arrivano notizie pessime per chi puntava su una possibile distensione.
I 7 giorni concessi dall’Ecowas ai golpisti sono anzitutto diventati sei. Ma il dato del giorno è che nemmeno la minaccia di un intervento militare ha sortito gli effetti sperati. Al contrario: la giunta ha infine mostrato i muscoli, ordinando l’arresto di alcuni dei nomi più illustri del partito presidenziale. Su tutti svetta quello del ministro del petrolio, non tanto per la carica ricoperta, quanto per il sangue che scorre nelle sue vene: quello di Mahamadou Issoufou, ex presidente del Niger, predecessore di Bazoum, e fino a ieri impegnato in un complicatissimo tentativo di mediazione.

Alcune fonti lasciano aperto uno spiraglio: il figlio di Issoufou, dicono, potrebbe essere stato prelevato per essere protetto da eventuali ritorsioni dei sostenitori dei golpisti. Ma tutto porta invece a credere che questo sia un segnale inquietante, che il suo arresto significhi che anche uno dei pochissimi canali di comunicazione rimasti attivi, quello tra lo stesso Issoufou e il generale golpista Tchiani, è adesso da considerare compromesso.
Mentre il leader del governo ad interim, ovvero il ministro degli Esteri Hassoumi Massaoudou, ha dovuto trovare riparo in una località sconosciuta della capitale, temendo di essere a sua volta imprigionato, i funzionari occidentali fanno i conti con il pessimismo.

Lo scenario di un’evacuazione viene per il momento respinto dalle cancellerie internazionali alle prese con la crisi nigerina, ma è un fatto che piani in tal senso vengano passati al vaglio con estrema attenzione. A preoccupare è l’arroganza dei golpisti, l’indisponibilità a fare concessioni, quella che porta molti diplomatici a domandarsi se dall’altra parte ci sia “inadeguatezza o una carta coperta“. Non c’è bisogno di essere esperti di geopolitica per comprendere che qui il riferimento sia alla Russia, la potenza che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, sarebbe più repentinamente pronta a riempire il vuoto lasciato dall’Occidente nel Sahel.
Nelle ultime ore i golpisti hanno a tal proposito innalzato il livello dello scontro mettendo nel mirino la Guardia nazionale, sostenendo che alcuni dei suoi elementi avrebbero segretamente incontrato rappresentanti di Parigi. La Francia, è l’accusa della giunta militare, sarebbe infatti intenzionata a condurre attacchi aerei in tutto il Paese per ristabilire l’ordine costituzionale, per non vedersi estromessa dall’ultima nazione amica nella regione.

Si spiega perché, rispetto a ieri, siano in rialzo le quotazioni di un possibile intervento militare. Le modalità dello stesso sono tuttora allo studio. Anche perché, secondo quanto appreso dal Blog, in Occidente non v’è alcuna voglia di imbarcarsi in nuove avventure sul modello della Libia 2011.
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