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Pubblicato il 10 agosto 2023
Una sfida a viso aperto all’ECOWAS nel tentativo di scongiurarne l’intervento militare. E forse una mossa tanto disperata quanto pericolosa. È quella messa in atto dalla giunta dei golpisti in Niger. Gli stessi che, per la prima volta dal golpe del 26 luglio, hanno fatto ricorso all’arma più pregiata del loro arsenale: la vita del presidente Bazoum.
Secondo quanto emerso in questi minuti, infatti, gli uomini del generale Tchiani a colloquio con alti diplomatici USA avrebbero chiarito che, in caso di uso della forza da parte dell’ECOWAS, Mohamed Bazoum verrà ucciso. Una minaccia con cui i capi di stato dell’Organizzazione economica degli Stati dell’Africa Occidentale hanno dovuto fare i conti nel vertice straordinario a porte chiuse che ha avuto luogo ad Abuja, capitale della Nigeria, conclusosi poco fa.
La ricostruzione del Blog è la seguente: a comunicare le intenzioni dei golpisti sarebbe stato in particolare il generale Moussa Salaou Barmou, una vecchia conoscenza dell’esercito americano, per anni legatissimo al capo delle forze d’elite nigerine, al punto che molti ufficiali USA sono stati spesso ospiti dello stesso Barmou nelle sua residenza.

Destinataria della minaccia senza precedenti, nel corso di un incontro durissimo di due ore in quel di Niamey, è stata il vice segretario di stato americano ad interim, Victoria Nuland.

Con la consapevolezza dell’altissima posta in palio, l’ECOWAS ha fatto i conti oggi con l’elefante nella stanza: l’esistenza di un ricatto inaccettabile da parte di un gruppo di criminali. E quali sono state le sue decisioni? Da quanto filtra a pochi minuti dal termine dell’incontro, l’Organizzazione ha mosso un primo, ma deciso, passo verso l’opzione militare.
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