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Pubblicato il 28 agosto 2023
Luglio 2022, lo garantisco. Sebbene nulla suggerisca la presenza dell’estate. Solo nuvoloni grigi, stracolmi di pioggia e malcontento, contorno di giornate sempre uguali per migliaia di reclusi, nella colonia penale numero 8 dell’oblast di Tambov, qualche centinaio di km a sud di Mosca.

Già così dovrebbe bastare. Bastare per capire perché le pale di un elicottero in avvicinamento siano, all’ora del tramonto di un giorno in cui il sole non sembra in realtà neppure sorto, un evento eccezionale. C’è qualcosa. O forse qualcuno.
Dunque tutti giù dai letti a castello, per terra con un balzo, le dita strette sulle grate che separano dal mondo fuori. Chi riesce a vedere qualcosa non taccia, parli subito e dica agli altri. Basta un segno per evadere, almeno con la mente.
Niente di niente, per adesso. Ma qui una cosa appare certa: è di questo che si parlerà per almeno cinque o sei delle prossime ore d’aria. Un modo per ingannare l’attesa, di sicuro. “Ma attesa di che cosa?“, si chiede chi non ha già più futuro.
Eppure la ruota gira, come le pale di quell’elicottero. Ed a trenta minuti dal rombo che per alcuni istanti ha spezzato la routine dei prigionieri, le guardie carcerarie ordinano con modi spicci di uscire dalle celle: in cortile, ora, senza indugi.
Così ci sono visite, questo sì che è un fatto nuovo. Di chi può dunque trattarsi? Che notizie porta il forestiero? E come incideranno sulle vite di chi da tempo più non vive? Primo indizio: un imponente dispositivo di sicurezza circonda l’ospite più importante della comitiva. È certo un pezzo grosso, il nuovo arrivato, non uno fra tanti. Secondo indizio: l’uomo senza capelli, il capo riconosciuto del gruppo, ha appuntati sul giubbotto color senape onori militari che da questa distanza si fatica bene a distinguere. Non resta che ascoltare quel che ha da dire.
“Sono il rappresentante di una compagnia militare privata. Probabilmente ne avete sentito parlare: si chiama PMC Wagner“, esordisce Evgenij Prigozhin, tracciando un solco tra prima e dopo nella storia di chi sente. E pure nella propria. Ai giovani che lo guardano eccitati, dopo averne udito solo i racconti, promette un biglietto per l’inferno. Avrà durata di 6 mesi, dice, molto meno dell’eterno Purgatorio della colonia numero 8. E allora, che fare? Seguirlo in battaglia? Combattere per la Russia e, se tutto andrà bene, tornare dalle proprie mogli una volta terminato il servizio? Oppure restare nella solita cella, marcire al sicuro, ma comunque marcire? Prigozhin ammette cinque minuti di tempo per una decisione che cambia la vita, ma non esitazioni: “Chi arriva e il primo giorno dice: ‘Sono nel posto sbagliato’, gli facciamo un segno ‘disertore’ e poi viene fucilato“. Nessuna illusione: “Io vi porto vivi. Ma non sempre vi riporto indietro vivi. Domande, ragazzi? Cinque minuti per pensarci mentre entriamo“.
Se è vero che ogni fine ha un inizio, quella di Evgenij Prigozhin comincia forse in quell’istante.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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