Pubblicato il Carico la pagina...
Pubblicato il Carico la pagina...

Pubblicato il 29 settembre 2023
Messaggio per i lettori, fedeli o occasionali che siate. Alla fine di questo pezzo non avremo risposte certe su Qin Gang. Non sapremo che ne è stato dell’ex ministro degli Esteri di Pechino. Non avremo garanzie sul suo futuro.

La verità sembrerà sfuggirci. Ogni volta che ci crederemo ad un passo dall’afferrarla, quella svolterà per non lasciarsi prendere. Così, ad un certo punto, è probabile che molti di noi si chiederanno chi ce l’ha fatta fare di indagare su uno dei casi internazionali più grandi e complessi degli ultimi anni. Ma arrivati all’ultima parola, dell’ultimo rigo, dell’ultimo paragrafo di questo lungo pezzo, messi insieme gli indizi, raccolte le informazioni, incrociate le fonti, qualche risposta l’avremo. Forse non è poco.
È spesso banale l’innesco di un intrigo di portata mondiale. Tutto può aver inizio persino nella cucina di una casa come tante. Come quella di Qin Gang.

Si racconta infatti che siano stati i mooncake regalati da sua moglie Lin Yan alla first lady del presidente Xi Jinping, la cantante lirica Peng Liyuan, a colpire nel segno, a spalancare la strada all’irresistibile ascesa del “lupo guerriero” amato dai giornalisti occidentali per il suo stile brillante.

Nemmeno sua madre avrebbe sperato tanto. Da piccolo, l’unico modo per costringerlo a salutare, quando qualcuno gli si avvicinava, era assestare un colpetto sulla testa di Gang. In caso contrario, il bambino sarebbe rimasto in silenzio. È così che nacque il suo soprannome: “Piano“, come il tasto di un pianoforte che emette suono soltanto quando viene premuto. Crescendo, Qin Gang avrebbe imparato a sviluppare la sua tecnica, a suonare da solo, ad andare al ritmo della politica cinese.

Da capo del protocollo del presidente, nulla sfugge al suo controllo. Ogni dettaglio viene passato al vaglio: dal cerimoniale alle relazioni con gli altri capi di Stato. Nel 2016, ad Hangzhou, al G20 chiamato a diffondere all’estero la grandezza cinese, è lui il grande regista, l’uomo che soddisfa le richieste di Xi, l’artefice di un successo che non sarà dimenticato.

È così che Qin Gang si fa strada nella considerazione di Xi, che ne diviene privilegiato confidente. È così che arrivano importanza crescente ed incarichi di prestigio. Come la nomina ad ambasciatore cinese negli Stati Uniti. E nel primo anno a Washington eccolo lanciare il primo tiro dell’incontro di baseball dei Cardinals.

Oppure montare su una Tesla con accanto Elon Musk, trasmettere agli Stati Uniti (e al mondo) l’immagine di una Cina moderata e moderna, dialogante e aperta. Forse troppo.

L’ultima volta che Qin Gang viene visto in pubblico è il 25 giugno. Ha partecipato ad un incontro con il viceministro russo Rudenko. Da qui inizia il mistero.

All’inizio di luglio Josep Borrell, Alto Rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, dovrebbe recarsi in visita ufficiale a Pechino. Ma con un preavviso di soli due giorni la parte cinese informa Bruxelles che l’incontro non può essere celebrato. Senza fornire spiegazioni.

Che qualcosa di strano stia accadendo a Qin Gang si comprende in maniera più chiara a distanza di qualche giorno. Il ministro è atteso per un vertice a Giacarta, capitale dell’Indonesia, ma ancora una volta non si presenta. “Motivi di salute“, oppone Pechino alle domande insistenti della stampa estera, ma è una versione che regge lo spazio di poche settimane.

Il 25 luglio, ad un mese esatto dalla sua sparizione, Qin viene improvvisamente rimosso dalla carica di ministro degli Esteri e sostituito dal suo predecessore, l’esperto Wang Yi, asceso nel frattempo a capo della politica estera del Partito Comunista Cinese, ruolo apicale nella gerarchia diplomatica di Pechino.

Cos’è successo? Forse occorre tornare indietro. Riavvolgere le lancette dell’orologio? Ma per cambiare finale? O per riviverlo soltanto? Nel 2010, quando a Londra la incontra per la prima volta, Qin Gang non riconosce nella giovane Fu Xiaotian la persona che gli cambierà la vita. Dovranno trascorrere quasi dieci anni perché i destini dei due tornino ad incrociarsi. Questa volta a Pechino, questa volta da amanti.

Lei è brillante, attraente, lavora per Phoenix TV, un gruppo cinese, a dispetto del nome. È un caso che l’ultima intervista del suo programma di successo “Talk with World Leaders” sia proprio quella con Qin? Forse no.

Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Retroscena, approfondimenti, dirette degli eventi che cambiano il mondo. Sali a bordo, naviga i mari in tempesta della politica internazionale.
Iscriviti