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Pubblicato il 04 ottobre 2023
Lasciando la Camera, infine sconfitto, Kevin McCarthy è presto circondato dai suoi. Pacche sulle spalle, strette di mano, abbracci più o meno sinceri. E labbra che all’orecchio sussurrano una musica dolce, eppure oggi amarissima: “Provaci ancora, Kev. Proviamoci insieme“.

Riprendere il martelletto è ancora possibile? Forse. O forse no. Ma adesso, dopotutto, conta davvero? È tutto finito, giura McCarthy. Non si ricandiderà alla carica di Speaker. Anche se nessuno, all’interno del Partito Repubblicano, può oggi vantare un sostegno più forte del suo.

Tornerà in California, almeno per qualche tempo, si godrà la famiglia. E non sarà una sconfitta per mano dell’arcinemico, il radicale Matt Gaetz, a fargli cambiare idea: “Resto l’uomo più fortunato della Terra“, dice ai giornalisti, sorridendo come non succedeva da tempo.

Ed è vero che la sua promessa non è stata mantenuta: Kevin McCarthy non è sopravvissuto, ma ciò non significa che un’altra tattica avrebbe portato ad un risultato diverso. “Mi è sempre piaciuto prendere dei rischi“, rivendica in onore della sua storia, della fama di maestro dei giochi d’aula. Poi aggiunge: “Questa volta ho preso un rischio per il popolo americano”.

Eppure tra i suoi s’avanza un sospetto: uno come McCarthy mai si sarebbe esposto ad una sconfitta tanto cocente senza certezze, per quanto relative.
Così, ci si domanda, cos’è accaduto? Dov’è che il piano di Kevin s’è incagliato? I fedelissimi indicano la chiave del mistero in una delle rivelazioni fatte da McCarthy al momento dei saluti.
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