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Pubblicato il 10 ottobre 2023
Dal giorno in cui tutto è cambiato, Israele si tormenta con la stessa domanda, riproponendola attraverso infinite declinazioni: “Com’è stato possibile? Com’è potuto accadere? Come abbiamo fatto a non vedere?“.
Esperti della sicurezza assicurano che serviranno anni per venire a capo della questione. Mentre i pochi funzionari israeliani che ancora hanno voglia di parlare ribadiscono che questa non è l’ora delle domande. Ma solo della guerra.
Eppure risposte e teorie sui motivi che hanno condotto al più clamoroso buco dell’intelligence di Tel Aviv cominciano faticosamente a farsi strada, componendo di ora in ora un mosaico complesso. Di fatto l’unico in grado di giustificare un fallimento che si spera farà scuola. Dopo avere fatto Storia.
Potessero scegliere di interrogare una sola persona nell’universo, avessero certezza di ottenere risposta, gli israeliani opterebbero per Mohammed Deif. È la sua mente che ha partorito il piano che ha sconvolto Israele.

Considerato alla stregua di un semi-Dio dai giovani palestinesi, Deif ha fatto della segretezza ha fatto una ragione di vita. Come un mafioso qualunque.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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