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Iniziata il 15 ottobre 2023
Polonia al voto. Per proseguire nella sua rotta. O per cambiarla drasticamente. Armiamoci di bussola e pallottoliere, sarà una lunga serata. E potrebbe pure non bastare. Il Blog seguirà in diretta lo spoglio delle elezioni polacche. Fornirà exit poll, aggiornamenti dai seggi, dichiarazioni dei protagonisti e analisi degli scenari in Parlamento. Sì, perché tutto dice che per venire a capo di questa partita servirà una buona dose di pazienza e di passione per l’ignoto. In patria le hanno presentate come le elezioni più importanti dalla caduta del Muro. Di certo c’è che 29 milioni di elettori polacchi sono dinanzi ad un bivio.
Di qua il PiS (Legge e Giustizia) di Jarosław Kaczyński, di là Donald Tusk e la sua Coalizione Civica. In mezzo una piccola galassia di partiti che in base alla legge elettorale sarà decisiva per assegnare il successo a uno dei duellanti.

Cosa dicono i sondaggi della vigilia? La media di POLITICO attribuisce agli ultra-conservatori, oggi al governo, il 37% dei consensi. La coalizione di Tusk insegue al 30%. Tutto finito? Affatto, perché l’ago della bilancia è rappresentato dalle liste che lottano per restare al di sopra della soglia di sbarramento posta all’8% per le coalizioni e al 5% per i partiti che hanno scelto (per ora) la corsa solitaria.

Facciamo un rapido ripasso della griglia di partenza.
PiS: è il partito di Kaczyński. Euroscettico, conservatore, ha giocato d’astuzia proponendo per il giorno dell’elezione quattro quesiti referendari. Perché d’astuzia? Leggete i quesiti, poi provate ad indovinare da che parte sta il governo.
La scelta delle parole è importante. Non è difficile intuire che il governo speri in 4 NO. Quesito del Blog: chi vota X ai referendum può scegliere Y alle elezioni?
Curiosità: gli uffici postali hanno inviato facsimile a milioni di polacchi suggerendo la stessa scelta dell’esecutivo. Un caso. O solo uno dei molti esempi che porta la Coalizione Civica di Donald Tusk a denunciare la deriva illiberale, il pericolo democratico, rappresentato da Kaczyński.
Alt, parliamone di questi due pugili sul ring.
Quella tra i due big di Polonia è la resa dei conti. Si sono annusati per anni, incrociati, sfidati, odiati, al punto che adesso, vicini (forse) all’età da pensione, sanno entrambi che potrebbe non esserci un prossimo atto. Chi vince prende tutto.
E dunque Kaczyński non si fida di Tusk. Tusk non si fida di Kaczyński. E allora?
Uno, Kaczyński, crede che l’avvento al governo dell’altro porterà la Polonia a perdere la propria sovranità e il proprio carattere nazionale (e tradizionale). L’altro è sicuro che il terzo mandato di governo consecutivo del PiS realizzerebbe definitivamente la perdita di indipendenza di media e tribunali, portando la Polonia con più di un piede fuori dall’Unione Europea.
Alle divergenze politiche si è poi aggiunto, anni fa, il dramma della morte di Lech Kaczyński, gemello di Jaroslaw, allora frontman del Pis. Perse la vita in un incidente aereo, in Russia. E Jaroslaw Kaczyński – che da quel giorno veste sempre di nero – si convince (o così dice) dell’esistenza di un complotto, mai provato ed orchestrato dallo stesso Tusk. Sono cose che vanno oltre la politica: ferite che non si sanano.
Bartłomiej Nowak, professore associato di relazioni internazionali all’Università della Vistola, al Financial Times l’ha messa giù così: “Tusk ha sempre voluto essere l’unico” leader della sua parte, “questo è certo. Insegno Machiavelli ai miei studenti e Tusk è machiavellico, ma questo è ciò che devi essere contro Kaczyński”.
La questione è resa ancora più interessante dalla lotta nelle retrovie dei partiti satelliti. “Terza Via” si aggirà attorno all’11% ed è pronta ad aggiungere i suoi voti a quelli di Coalizione Civica di Tusk. Lo stesso dicasi per Nuova Sinistra e il suo 10%.
Messi insieme questi voti, Tusk potrebbe ambire al 51%. Il PiS di Kaczyński dal canto suo spera di poter sommare ai suoi consensi quelli della destra radicale di Confederazione. Perché è importante? Perché questo partito con una storia di messaggi antisemiti e anti-immigrati, negli ultimi mesi ha incalzato da destra il PiS, costringendolo ad allentare il suo sostegno all’Ucraina.
Ma cosa dice la legge elettorale? Chi vince? Chi governa?
La Costituzione polacca concede al presidente Duda il diritto di nominare il primo ministro. Di che partito è Duda? Del PiS. La consuetudine prevede che la scelta ricada su un esponente del partito più votato. Il “first shot” potrebbe essere dunque proprio di Legge e Giustizia. Il prescelto andrebbe alla camera bassa, dovendo cercare la maggioranza assoluta dei 460 mebri del Sejm. Dovesse fallire, il pallino passerebbe al Palamento. Nuovo fallimento? Nuova chance per Duda: 14 giorni di tempo per selezionare un altro primo ministro. Questa volta basterebbe una maggioranza semplice, non più assoluta. Ma occhio: perché lo spettro di nuove elezioni potrebbe aleggiare a lungo sulla Polonia, a maggior ragione senza un risultato chiaro dalle urne.
Ce li vedete, Kaczyński e Tusk, Tusk e Kaczyński, darsi di nuovo battaglia la prossima primavera? E avete capito perché, vista la posta in palio, questo voto è importante, questa diretta da seguire?
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