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Pubblicato il 21 ottobre 2023
Sbaglia chi crede che tutto si risolverà con un nulla di fatto, che il tanto atteso colpo di Israele infine non verrà. Non è il desiderio di vendicare il dolore, la smania di sfogare la rabbia che scorre nelle vene dei soldati colti di sorpresa il 7 ottobre e ora vogliosi di restituire il favore ai terroristi di Hamas. E no, nemmeno è la voglia di Bibi Netanyahu di dimostrare ai suoi connazionali che il soprannome di “Mr. Security“, che per anni gli ha fatto compagnia, qualcosa voleva pur dire.
Il punto è che Tel Aviv convive con la consapevolezza che solo chi abita quella parte di mondo nei suoi panni – ovvero quelli di unica democrazia del Medio Oriente – è in grado di comprendere pienamente. E cioè con la certezza che una mancata risposta condurrebbe alla fine dello Stato Ebraico per come fino ad oggi lo abbiamo conosciuto.
Si dice che nel gabinetto di guerra israeliano, nel confronto che da giorni vede impegnate leadership politica e militare, gli Stati Uniti abbiano ravvisato con preoccupazione la presenza di una dinamica simile a quella che portò vent’anni fa alla decisione di invadere l’Iraq. Al di là della compattezza di facciata, ritrovata grazie alla salvifica formazione di un governo di unità nazionale, falchi e colombe combattono così ogni giorno una piccola guerra sulla strategia da intraprendere. E spesso, nell’impossibilità di trovare una sintesi, è un voto a maggioranza a stabilire la linea vincente, e il futuro di questa nazione.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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