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Iniziata il 25 ottobre 2023
Mike Johnson non è un uomo particolarmente ricco. Anzi, a dirla tutta ha un bel po’ di debiti sul groppone. È un avvocato, ma non un principe del foro. È un trumpiano, ma non da copertina. Molti dei suoi colleghi ammettono candidamente di avere scoperto della sua esistenza da poche ore a questa parte. E interpellati al riguardo giurano: poco male, si faranno un’idea più precisa sul suo conto cercando su Google. Ma i sorrisini di scherno, l’invidia dei compagni di partito, lo scetticismo dei giornali, tutto questo, stasera, non conta. A Capitol Hill è il giorno di Mike Johnson. Può esserlo. Deve esserlo.

Così i Repubblicani ci riprovano: c’è un martelletto che non trova padrone da 22 giorni, un ramo del Congresso paralizzato, e i moderati del partito in agguato. L’avviso è chiaro: o sarà Johnson o faremo noi. Dove per “faremo noi” si intende un’alleanza trasversale con i democratici per prolungare l’interim di Patrick McHenry, “Mano de Piedra”, l’uomo che usa il gavel come una clava. Obiettivo? Fargli governare la Camera fino all’inizio del 2024. Salvare il salvabile, e pure la faccia. Per poi ricominciare col solito teatro. Per la nostra gioia.
Tom Emmer, capogruppo di maggioranza, un uomo abituato a far di conto, a gestire il pallottoliere quotidianamente per garantire che i voti repubblicani non manchino sulle leggi che pesano, ha impiegato poco tempo, ieri sera, per capire che il suo momento di gloria era già esaurito. Conquistata la candidatura si è visto travolgere da un treno in corsa chiamato Trump. The Donald ha affossato la sua nomina, preso le distanze da quel “RINO”, Republican In Name Only, non così trumpiano e costretto Emmer al passo di lato dopo appena 4 ore e 10 minuti. Un’umiliazione.

Così si arriva ad oggi, alla grande, ennesima, corsa sulla pista di Capitol Hill. Con quel McCarthy sempre all’orizzonte, destinatario delle richieste di chi gli chiede: “Torna, Kevin. Perché solo tu puoi davvero“. È un film comico, tragico, ma pure un po’ romantico.

Dunque se volete sapere se Mike Johnson sarà oppure no il cavallo vincente, allacciate le cinture: perché il terreno è irregolare, le curve cattive, i compagni di strada inaffidabili.
Ma non saremmo qui a goderci lo spettacolo, se così non fosse.
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