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Pubblicato il 26 ottobre 2023
Nel giorno della resa dei conti, il vaso ha raccolto anche le ultime gocce di rancore.
Non che fosse prevedibile il contrario: tra Azione ed Italia Viva la ferita è ancora aperta e sanguinante. Impensabile pensare di sanarla, a meno di non prendere in considerazione terapie veramente d’urto, ad oggi non all’ordine del giorno.
Così, pochi minuti dopo l’incontro con Ignazio La Russa a Palazzo Madama, i renziani accusavano Calenda di fare di tutta la vicenda una “questione di soldi“. E i calendiani replicavano puntando il dito contro Renzi, imputando al senatore di Rignano la volontà di porre il partito sotto ricatto economico.
La verità sta probabilmente nel mezzo. E cioè nel fatto che la rottura annunciata, non ancora formalizzata, costringerà (costringerebbe) Azione a migrare nel Misto e a stringere la cinghia, rinunciando a tutta una serie di benefits che complicheranno (complicherebbero) non poco l’attività politica e parlamentare del partito.
È il risultato dello scouting parlamentare portato avanti con cura certosina da Matteo Renzi in questi mesi, la leva contrattuale che gli ha consentito di mettere all’angolo Calenda, nella speranza di condurre quest’ultimo a Canossa, o quanto meno di convincerlo a viaggiare insieme verso Bruxelles. In questo caso (pare) senza successo.
Ma è pure il motivo che sempre martedì pomeriggio, dunque poche ore dopo l’incontro con La Russa, ha portato la stessa Mariastella Gelmini e il collega del gruppo in Senato, Marco Lombardo, a fare una visita “esplorativa” negli uffici del Senato del Partito Democratico.
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