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Pubblicato il 29 ottobre 2023
Appena qualche ora fa, rivolgendosi alla nazione, Bibi Netanyahu annunciava l’inizio della seconda fase dell’offensiva contro Hamas circondato dagli esponenti più in vista del suo gabinetto di guerra: il ministro della Difesa, Yoav Gallant, e il leader dell’opposizione confluita nel governo di unità nazionale, Benny Gantz.

Ma già stamani quell’immagine di ostentata compattezza vacilla pericolosamente. E si infrange mestamente contro la smania di Re Bibi, col desiderio tanto umano quanto irrazionale di allontanare da sé le responsabilità del massacro più grave subito dal popolo ebraico dai tempi dell’Olocausto.
Subito dopo la conferenza, Netanyahu cede infatti alla tentazione di aggiungere un messaggio al suo discorso. Su Twitter entra a piedi uniti contro quelle che bolla come “false affermazioni”: “In nessuna circostanza e in nessun momento – scrive – il primo ministro è stato avvertito delle intenzioni belliche di Hamas“. E fin qui (quasi) tutto bene. Dalle prime ore degli attacchi, l’ufficio di Netanyahu ha sempre respinto la tesi per cui l’Egitto avrebbe indirizzato ad Israele vari allarmi sulle attività preparatorie dei terroristi nella Striscia, negando che questi (o altri di stampo simile) siano stati ignorati. Ma è la parte successiva del messaggio pubblicato sui social – e da poco rimosso – a trasformarsi in una mina per la tenuta del governo. E per quella di Israele.
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