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Pubblicato il 03 novembre 2023
Alla fine ha vinto il partito della ghigliottina.
Paga per tutti Francesco Talò, diplomatico di livello, servitore dello Stato. Ed è proprio di questo – dello Stato – che ora bisogna parlare. Perché saranno i Servizi, nelle prossime settimane, a chiarire se quello subito da Giorgia Meloni sia stato infine scherzo innocente (difficile) o atto ostile di potenza nemica (più probabile).
Ma è già un fatto che, nel frattempo, il test a sorpresa sia stato clamorosamente fallito dal sistema Italia.
Abituati alla ricerca del gossip fine a sé stesso, propensi al pettegolezzo da condominio, media e partiti non hanno colto la (possibile) portata dell’evento che ha colpito la Penisola. Sbagliando così bersaglio. Perché il dato che conta, in questa vicenda, non è tanto che il numero del presidente del Consiglio sia risultato più accessibile del dovuto. E nemmeno il contenuto della telefonata, avendo Meloni ribadito in privato l’indirizzo politico di Roma espresso in pubblico.
I problemi sono altri.
Sul fronte interno. Meloni troverà infine un consigliere diplomatico di livello. Magari guardando non troppo lontano dallo stesso Ufficio guidato fino a stamattina da Talò. Eppure è un peccato aver ceduto al dolce richiamo del “killer instinct”. Senza troppi giri di parole: una riorganizzazione interna sarebbe stata terapia meno d’urto ma più saggia. L’allontanamento di Talò è un regalo che Mosca scarterà con godimento, la conferma che il tentativo di destabilizzazione – se c’è stato – ha colpito nel segno.
Sempre sul fronte politico, lato opposizioni. Se si accetta che più importanti di contenuto e forma della celeberrima telefonata sia l’attacco all’Italia in sé, è lecito allora domandarsi perché molti leader abbiano a loro volta ceduto ad un’altra tentazione: quella di sparare su Roma. Forse era Croce Rossa, ma comunque fuoco amico. Non a caso ampiamente ripreso dalla propaganda del Cremlino, ben felice di aggiornare il tabellino in materia, dopo gli autogoli registrati sul caso Prigozhin.
Per non dire dei media. Coi giornali impegnati in un caso a rivisitare il senso delle dichiarazioni di Meloni per colpirla, o al contrario intenti a ridimensionare l’accaduto per paura di danneggiarla.
Si arriva così alle conclusioni. Tutto questo si poteva evitare. Ed è probabile che la lezione verrà appresa. Resta un problema: nella peggiore delle ipotesi si rema contro l’Italia, nella migliore si fatica a riconoscere l’interesse nazionale. Quanto non avviene di solito nei grandi Paesi. Siccome lo siamo, svegliamoci.
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