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Pubblicato il 08 novembre 2023
Dicevano di Mario Draghi, sperando di colpirlo: “Non è un politico“. Ma la penna è qui accanto, il taccuino aperto, l’inchiostro ancora caldo. E qualcosa nell’accusa non torna.
Eccolo, Super Mario. Dallo studio di casa, eppure dinanzi ad una delle platee più influenti al mondo, impegnato nell’esercizio che da sempre gli riesce meglio: tracciare la strada, indicare la via, analizzare gli scenari e poi (possibilmente) plasmarli.

Appartenente al club ristretto dei leader capaci di dettare l’agenda del Pianeta, Draghi convive da anni con il peso della responsabilità. Battitore libero non potrà mai essere, anche ora che libero lo è un po’ di più. Merito o colpa – solo lui può dirlo – di quel cognome che è una promessa (e una sentenza), di una storia fatta di autorevolezza.
È così che ogni parola si trasforma in un macigno, che ogni previsione diventa profezia.
Onori ed oneri, condanna a vita dei Numeri Uno.
Dunque, provate a pensare: chi altri al mondo potrebbe oggi sfidare le stime del Fondo Monetario Internazionale, quelle della BCE, risultando pure più credibile?
Se la risposta è ovvia, il problema è allora un altro: e cioè che Mario Draghi arrivi a dirsi “quasi certo che entro la fine dell’anno in Europa avremo una recessione“. E che metta in guardia: cara Europa, se non diventi vera Unione, metti a rischio la tua sopravvivenza.
No che non finirà sulle prime pagine dei giornali italiani, state pur certi. Troppa grazia sarebbe un passaggio nei tg. Ma sappiate questo: un vero professore non lascia mai la classe senza aver prima impartito giusti insegnamenti.
Poco importa che la veste sia quella dell’ex banchiere centrale o del presidente del Consiglio.
Parla Draghi, e c’è da imparare.
Specialmente quando dice che “la guerra in Ucraina è stata preceduta da una lunga serie di arretramenti sui nostri valori fondamentali: l’ammissione della Russia al G8 nonostante il mancato riconoscimento della sovranità ucraina, la promessa mancata di un intervento in Siria nel caso il presidente Assad avesse usato il gas come arma, la Crimea, il ritiro dall’Afghanistan.
La lezione che se ne può trarre è che non dobbiamo mai scendere a compromessi sui nostri valori fondamentali“.
Fossimo saggi, e non solo vecchi, faremmo tesoro di parole ed esperienza.
E magari “whatever it takes“.
Tutto ciò che è necessario.
“Sì, ma per cosa?“, voi direte.
Per chiedere all’uomo che salvato l’Euro di riprovarci. Con l’Europa.
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