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Pubblicato il 13 novembre 2023
Dicono che Suella Braverman, ormai ex Segretaria agli Interni del Regno Unito, se lo aspettasse. Spiegano che dopo le critiche indirizzate alla Met Police per la gestione fin troppo benevola dei manifestanti pro-Palestina, Rishi Sunak non avesse altra scelta che licenziarla. Era, in definitiva, “solo questione di tempo“.
Ma il concetto di orologio, di sabbia che si deposita nella clessidra, è fondamentale nella comprensione di questa storia.
E non soltanto per l’effetto da “ritorno al futuro” sperimentato quest’oggi allo spuntare della sagoma di David Cameron in Whitehall, antipasto dell’ingresso più o meno furtivo in quella che per sei anni è stata la sua residenza, il N°10 di Downing Street.
Si dice infatti che il rimpasto attualmente in atto, culminato con l’indicazione dello stesso Cameron agli Esteri e lo spostamento di James Cleverly agli Interni in sostituzione della defenestrata Braverman, fosse in realtà allo studio da tempo da parte del team di Sunak.
A quasi un anno esatto dalla fine della legislatura (il Parlamento inglese si scioglierà il 17 dicembre 2024, a meno che il governo in carica non convochi un’elezione anticipata), quello che ci si para di fronte è l’imbocco dell’ultima curva prima del rettilineo finale, prima del voto. È the last chance, o the last dance, per Sunak e i Tories, per tentare di accorciare le distanze da un Labour che viaggia oggi con un vantaggio nell’ordine dei 20 punti percentuale secondo i sondaggi.

Ma perché la nomina di Cameron è così importante?
Quali saranno le prime conseguenze a livello politico (dentro e fuori il Regno Unito)?
E quali quelle nel medio/lungo periodo?
Il taccuino è già pieno di appunti e di retroscena. Mettiamoli in fila.
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