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Pubblicato il 01 dicembre 2023
Posseduti dal fanatismo che ne anima le azioni, gli strateghi di Hamas citano un versetto del Corano per battezzare il piano che cambierà la Storia. “Sorprendeteli attraverso il cancello. Se lo farete, avrete certamente la meglio“. E così intendono fare i terroristi palestinesi. Lo scrivono sulle 40 pagine che prendono il nome in codice di “Muro di Gerico“, lo appuntano sui documenti che descrivono per filo e per segno ciò che avrà luogo il 7 ottobre, sulle mappe che studiano rasentando l’ossessione, per farsi trovare pronti. Manca solo la data. Per il resto è tutto lì: sui fogli che i funzionari israeliani hanno a lungo avuto tra le mani, incapaci di coglierne la portata; sulle bozze di un attacco studiato senza lasciare nulla al caso, progettato per far crollare in poche ore le certezze costruite da Israele nel corso di decenni.

Dunque non è vero che nessuno ha visto, è solo che Israele non ha saputo mettere a fuoco, interpretare le tante informazioni raccolte. Non ha creduto che Hamas fosse in grado di dare vita ad un piano così ambizioso. Non ha scommesso su una motivazione di quasi impareggiabile forza come l’odio. Peccato di sottovalutazione rivelatosi fatale.
Eppure tutto era stato impresso con inchiostro indelebile, messo a disposizione di chiunque avesse avuto l’ardire di cambiare il corso degli eventi. C’era la raffica di razzi iniziale per distogliere l’attenzione del nemico. C’erano i droni per mettere fuori uso gli occhi elettronici di Israele. C’era l’invasione di miliziani a piedi oppure a bordo di motociclette ed improbabili parapendii.
Eppure ciò che più da giorni inquieta vertici politici e militari di Israele non è tanto il fatto che Hamas si sia rivelato più umile ed astuto. A preoccupare è il livello di conoscenza dimostrato dei propri talloni d’Achille. I terroristi palestinesi si sono mossi con precisione chirurgica e rapidità sospetta. Hanno raggiunto centri militari e d’intelligence consultando mappe perfettamente delineate, calcolando al secondo i tempi di cui i soldati israeliani avrebbero necessitato per ricevere i primi rinforzi. Un insieme di informazioni sensibili tale da portare Israele ad interrogarsi sulla presenza di spie o – ancora peggio – sull’esistenza di una talpa all’interno dell’establishment di sicurezza.
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