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Pubblicato il 21 dicembre 2023
Telefoni che squillano a ripetizione, voci che si alzano, chat di partito in fibrillazione e leader alla finestra. È il quadro di una mattinata di ordinaria follia dentro (e fuori) la Commissione Bilancio della Camera, dimensione ormai “altra” rispetto al Pianeta Terra, luogo dell’anima, soprattutto se si parla di MES. Ma con una postilla: siamo giunti all’ultimo tango, “The Last MES”, anziché “The Last Dance”
La discussione sulla ratifica del Trattato, dopo mesi (se non anni) di discussioni, è giunta alla resa dei conti. E i fuochi d’artificio non mancano. Tutto ha inizio questa mattina, a partire dalle 8:30 nello studio a Montecitorio del presidente della commissione Bilancio, il forzista – ronzulliano doc – Giuseppe Mangialavori. È lì che va in scena il confronto decisivo tra i partiti di maggioranza sul parere proposto dalla capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione, Ylenia Lucaselli, contrario alla ratifica dell’accordo di modifica del MES.
“È arrivato pure Bagnai“, recita il messaggio di un componente (rigorosamente anonimo) della Commissione al vostro blogger: è il segnale della tempesta all’orizzonte.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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