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Pubblicato il 11 gennaio 2024
C’è chi la chiama St. Nikolas. Mentre per Teheran rimane la Suez Rajan. Ma tutti concordano su un fatto: l’odierno sequestro della nave petroliera al largo delle coste dell’Oman da parte della Marina iraniana ha in sé il potenziale per dar vita ad un’escalation di tensione tra Stati Uniti e Repubblica Islamica.
L’assalto nei confronti della nave battente bandiera delle Isole Marshall è la classica ultima goccia, l’atto che rende non più rinviabile l’invio di un segnale forte nella regione da parte dell’Occidente. E che fonti ben informate descrivono come ormai imminente.
Gli indizi si accumulano proprio in questi minuti. Il Dipartimento di Stato americano ha infatti richiesto poco fa il rilascio “immediato” della nave e del suo equipaggio (18 cittadini filippini e un greco). Difficile che Teheran possa accettare le condizioni di Washington, a maggior ragione dopo aver pomposamente propagandato tramite l’agenzia di Stato il sequestro della petroliera, con tanto di filmati dei commando iraniani immortalati nell’atto di impossessarsi del ponte della nave dopo essersi calati da un elicottero militare.

Un’azione in grande stile, certo, ma alla quale potrebbe seguire la più veemente replica occidentale dall’inizio della crisi in Medio Oriente.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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