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Pubblicato il 06 febbraio 2024
Come nei momenti più delicati della sua storia, Buckingham Palace ha scelto di affidarsi al protocollo: insostituibile salvagente, porto sicuro di chissà quanti approdi, ultima bussola durante la tempesta. Così la parola in grado di sconvolgere un’esistenza – e con essa quella di tutta una famiglia, benché Reale – è apparsa schiantarsi contro i frangiflutti di un’istituzione allenata a fronteggiare le più temibili mareggiate. Senza perdere la rotta. Bello e brutto della Corona: il cancro di Re Carlo non riguarda un uomo solo e i suoi cari, ma pure i sudditi di Sua Maestà, il Regno unito, intero.

Sono le 18:00 di lunedì, ora di Londra, quando i notiziari – precedentemente sottoposti a rigoroso embargo – comunicano la cattiva nuova che ferma il Paese. Il sovrano è malato. Dio salvi il Re.

Eppure è da giorni che la monarchia lavora a fari spenti, preparandosi ad un impatto con pochi precedenti. Sì, c’è chi richiama il caso di Giorgio VI, nonno di Carlo, padre di Elisabetta, nel 1951 sottoposto ad intervento chirurgico per l’asportazione del polmone sinistro. “È già successo, non è una prima volta“, azzardano in molti. Ma l’acrobazia lessicale in cui allora si produce il Palazzo con l’ausilio dei medici, quelle “anomalie strutturali” che intendono cancellare con un tratto di penna la presenza di un carcinoma, nulla hanno a che vedere con le urgenze di comunicazione odierne. Qui la trasparenza è una necessità più che una scelta.

Del resto anche un semplice ritardo, se riguarda il Re, comporta grattacapi. Costretto al ricovero per ingrossamento benigno della prostata, il sovrano è oggetto dei sospetti dei giornalisti quando ancora la presenza di un tumore non si teme. Ma è maniacale l’attenzione ai dettagli per la vita del monarca, e senza tregua. Così c’è chi osserva che le notti trascorse in ospedale sono tre: forse troppe. Tocca allora agli assistenti di palazzo minimizzare: si sarà pure andati a rilento, ma la degenza media per questi casi varia da uno a tre giorni. Dunque no, nessun allarme. Non ancora.

Eppure il Regno Unito ancora non può saperlo, ma il sovrano sì. Nel corso del trattamento, i medici hanno osservato “un problema separato” da quello che porta Re Carlo a fare il proprio ingresso nella struttura. Ed è un problema “che desta preoccupazione“. Se il ricovero si prolunga, dunque, è solo per dare tempo agli esami clinici di confermare o smentire il sospetto. Ma è positivo nel senso medico, dunque in quello peggiore del termine, il responso dei test: Re Carlo ha un cancro. E da qui – che si voglia o meno – comincia un nuovo capitolo della storia inglese.

Ma in attesa del futuro, è il senno del poi ad aiutare a rileggere le note appuntate sul taccuino. E a chiarire che il fulmine si era già abbattuto sull’albero maestro dei Windsor. A dire il vero con cielo per nulla sereno. L’indizio era scritto sulle agende quotidiane dei componenti della Royal Family, e in particolare su quella di William, erede al trono d’Inghilterra.

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