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Pubblicato il 19 febbraio 2024
Nelle ore del dolore e dello sgomento è impossibile non torturarsi, non chiedersi cosa sarebbe stato se quel giorno di dicembre Alexei Navalny avesse mosso verso il Cremlino. Forse un bagno di sangue, quasi di sicuro. Ma poi? Quale futuro per la Russia? Quale destino per il suo dittatore? Sliding doors.

Anno 2011. Eccolo, il blogger che sfida e irride Vladimir Putin. Denuncia la corruzione della sua corte, l’arricchimento a spesa delle masse. E lo fa con stile nuovo: usa l’ironia, lo scherno, e come graffia mentre delinea un futuro migliore, possibile, quanto meno diverso. Né è un leader di cartone senza consenso, un fenomeno virtuale. Lo seguono in tantissimi: ora prendono le vie del centro. A Mosca sono almeno 80mila, pronti a sfidare le forze di sicurezza e le temperature sotto lo zero. Chi può fermarli?

È un attimo, è la Storia che al bivio imbocca una strada piuttosto che un’altra. Dice Navalny: “Vedo qui abbastanza persone per prendere il Cremlino o la Casa Bianca (il palazzo del governo russo, ndB) in questo momento“. La folla lo seguirebbe nell’impresa? Certamente sì. Troppa è la rabbia per i brogli andati in scena alle ultime elezioni parlamentari. Eppure Navalny si ferma, non va oltre: “Noi siamo una forza pacifica. Non lo faremo, per ora“.
Alexei è molto giovane. Crede di avere il vento del cambiamento alle sue spalle, sente che sarà solo questione di tempo. E commette un errore fatale: qui non siamo in Occidente. Vladimir Putin non concede mai una seconda occasione.
Allora nessuno può immaginarlo, ma forse è lì, con quel gesto di civiltà e fair play, che si chiude la finestra di opportunità più grande che l’opposizione abbia mai avuto per spodestare il regime.
Alexei Navalny non c’è più. E a conferma della grandezza della vita vissuta, tra alleati e sostenitori, tutto in fondo si riduce ad una domanda: “E adesso?“.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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