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Pubblicato il 05 marzo 2024
Dicono sarà un Super Tuesday giocato in tono minore, mai così privo di pathos, destituito di senso. Ma la politica – in particolare quella americana – è un grande libro fatto di sorprese, storie da raccontare, lampi nella notte da cogliere prima che faccia giorno, indizi sul futuro. Cos’abbiamo qui? Per quanto segnata, comunque una corsa. Donald Trump cerca di mettere le mani sulla nomination, Nikki Haley tenta il miracolo politico. Spoiler: non sarà facile. Altro spoiler: per niente facile. Ultimo spoiler: ci proverà lo stesso.
Per una volta indossiamo i panni degli strateghi delle due campagne. Squaderniamo le mappe elettorali, tiriamo fuori i sondaggi, analizziamo la situazione nei 15 Stati che mettono in palio in una sola notte il 36% dei delegati. Manca qualcosa? Sì, il pallottoliere. A che punto è la corsa per la nomination Repubblicana?

Il magic number è quello di 1215. Donald Trump conduce con 273 delegati contro i 43 di Nikki Haley. La situazione è quella di un candidato che attende soltanto di mettere le mani sulla casella di sfidante di Joe Biden per la Casa Bianca. Questione di “quando”, forse non più di “se”. La sua avversaria ha mostrato coraggio. Ma stanotte non basta il coraggio. Servono i voti.
Siamo gli strateghi di Donald Trump. Cosa chiediamo al Super Tuesday? L’obiettivo principale è uno: dare la spallata a Nikki Haley. Vogliamo che l’unica candidata rimasta in corsa sospenda la sua campagna. Perché? Perché Haley è una spina nel fianco, è il memento delle nostre debolezze, la prova provata che una cospicua parte del Partito Repubblicano non vuole morire trumpiano. Ci siamo dati un obiettivo: sulla base dei nostri calcoli pensiamo di ottenere 773 degli 865 delegati messi in palio dal Super Tuesday. Con questi numeri arriveremo sopra i 1000 delegati. Ancora distanti da 1215, certo, ma Haley sarebbe costretta a prendere atto che la sua corsa è finita. Game over. E poi? E poi da qui a novembre avremo tutto il tempo necessario per recuperare i suoi elettori. Oggi pensiamo a (stra)vincere.
Siamo gli strateghi di Nikki Haley. Cosa chiediamo al Super Tuesday? Un posto nella storia dei manuali di politica. O almeno una speranza. Sappiamo che la nostra partita è quasi finita. Ma vogliamo chiudere con orgoglio. Abbiamo appena vinto la nostra prima primaria, a Washington DC. È arrivata tardi, lo sappiamo. Se avessimo vinto in New Hampshire o in South Carolina…adesso staremmo parlando di un’altra storia. Ma non siamo autolesionisti. Crediamo davvero di avere delle carte da giocare. Voi non ci credete: ma noi sì. Pensiamo di poter vincere alcuni Stati questa notte. Non è finita finché non è finita.
Il tempo delle parole sta finendo. Presto arriverà quello di contare i voti. Ma questo Blog è solo per pazzi, per malati di politica. E allora che facciamo? Allora procediamo per singoli Stati. Delegati in palio, chance di successo, mappe, contesto. Dove può vincere Nikki Haley? Quali sono le roccaforti trumpiane? Allacciate le cinture, è pur sempre un Super Tuesday.

Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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