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Pubblicato il 21 marzo 2024
La guerra in Ucraina è iniziata da 72 ore. L’Europa è in affanno. Sconvolta dalla sfida all’ordine internazionale lanciata da Vladimir Putin. E a Bruxelles, in Rue de la Loi, al 13esimo piano di Palazzo Berlaymont, per qualcuno Ursula von der Leyen è in un vicolo cieco.

Il 2019 sembra adesso lontano un secolo, ma a quel tempo Von der Leyen non può certo immaginare ciò che la attende. Prima una pandemia, poi un’invasione su larga scala nel cuore d’Europa. Non sono tempi semplici, per un Presidente della Commissione Europea. Eppure un lato positivo si trova sempre, a volerlo cercare: il fatto di aver servito in Germania da ministro della Difesa è d’aiuto in questo febbraio nero. La sua comprensione degli eventi, mentre tutt’intorno la guerra plasma gli scenari ad un ritmo violento, è superiore a quella di tanti colleghi capi di Stato e di governo. Molti di loro sono stravolti dal ritorno della Storia sul continente. Impreparati, nonostante mesi di alert caduti nel vuoto.

Quanto a lei, ha trascorso l’intero sabato nel tentativo di coordinarli. Sono gli stessi che normalmente discuterebbero per ore, fino a notte fonda, sulla presenza di una virgola di troppo all’interno di una dichiarazione congiunta riguardante questo o quell’altro oscuro regolamento. Eppure sembra difficile da credere, ma la sfrontatezza dell’assalto di Vladimir Putin ha lavorato come un acceleratore di particelle. Adesso sono lì, quasi tutti sulla stessa linea, convinti – chi più, chi meno – che sia venuto il momento di tirare fuori dall’arsenale di Bruxelles l’arma economica più potente mai presa in considerazione contro una grande potenza. Beh, a dire il vero non è stata una sua idea.
Nella notte dell’invasione, nel pieno di un summit d’emergenza da ricordare, è un economista di fama con alle spalle un glorioso passato da banchiere centrale a spingere per colpire la Russia dove fa più male. In quei giorni guida il governo italiano. Il suo nome è Mario Draghi.

A quelle discussioni Draghi arriva con la consapevolezza di dover contrastare un pregiudizio. Sono infatti in molti a credere che Roma possa infine rappresentare il ventre molle dell’Occidente dati i trascorsi con Mosca, la sua dipendenza dal gas russo. Ma è un capitolo di Storia nuova quello che l’invasione in Ucraina ha appena aperto.
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